30'000 persone chiedono una svolta politica

16.10.2009

Manifestazione nazionale del 19 settembre 2009

Sabato 19 settembre 2009 almeno 30'000 persone sono scese in piazza a Berna per dare al Consiglio federale e al Parlamento un segnale chiaro: è tempo di lottare contro la crisi invece di prolungarla. La manifestazione - particolarmente colorata - è stata organizzata per difendere i posti di lavoro, gli impieghi e le rendite. Ecco gli estratti di alcuni discorsi.

Lavoro, salari e rendite invece di profitti e ingordigia

Settimana scorsa ho incontrato un vecchio amico. Ha lavorato 30 anni per l'Agie Charmilles - un dipendente modello e adesso lo hanno licenziato. Una scelta necessaria per risanare l'azienda. Ma in che razza di sistema economico perverso viviamo? Una persona dà l'anima per una ditta permettendo a manager e azionisti di fare soldi e quando arriva la crisi e questa persona ha bisogno della ditta viene licenziata. Un licenziamento che priva della propria esistenza un'intera famiglia per far girare i franchi in borsa. Ci sono molti lavoratori in questa situazione: in Svizzera oltre 200'000 persone cercano lavoro (...).

È questo che vogliamo e dobbiamo cambiare. Dobbiamo lottare incessantemente affinché le lavoratrici e i lavoratori - già vittime della crisi - non debbano ancora pagare la fattura. Ciò che vogliamo è chiaro: nessuna riduzione delle rendite e nessuno smantellamento dell'assicurazione contro la disoccupazione! Nessuna riduzione dei salari! (...) Dobbiamo assolutamente fare in modo che l'essere umano abbia l'assoluta precedenza sul profitto. Ma è chiaro: i sindacati non possono lottare da soli. Hanno bisogno del sostegno dei lavoratori.

Questo è evidente per il mio amico dell'Agie di Losone. Non si è rassegnato dopo il suo licenziamento. Egli continua a battersi per migliori politiche e per questo è venuto oggi a Berna. Dopo questa manifestazione nazionale continueremo a batterci insieme. C'è ancora molto da fare. Siamo partiti bene questo pomeriggio.

Renzo Ambrosetti, co-presidente del sindacato Unia


Rispetto, dignità - e una svolta

Protestiamo contro le provocazioni di Palazzo federale. Contro una politica che investe 68 miliardi di franchi per l'UBS ma che boccia proprio questa settimana misure efficaci contro la crisi. Eppure questa crisi è stata causata dagli abusi del settore finanziario. Se non si adottano presto provvedimenti efficaci, saremo presto confrontati con tassi di disoccupazione di massa e giovanile mai visti in Svizzera.

Protestiamo contro la politica dello smantellamento sociale dell'AVS e dell'assicurazione disoccupazione, attualmente sui banchi del Parlamento. Care signore e cari signori che sedete sotto la cupola di Palazzo federale, siamo qui per dirvi che ne abbiamo abbastanza. Ne abbiamo abbastanza dei cavalieri dei bonus, dei manager con i loro salari stratosferici e i paracadute dorati che godono della protezione politica di Palazzo. Ne abbiamo abbastanza dei manager che mettono sotto pressione i salari e le condizioni di lavoro degli altri per riempire le proprie tasche (...).

(...) Ne abbiamo abbastanza della politica dello smantellamento sociale a spese della popolazione: tagli alle rendite delle casse pensioni, riduzioni delle rendite e aumento dell'età di pensionamento AVS, tagli alle prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione (...).

Lottiamo contro l'arroganza di capi azienda, grandi e piccoli, ai quali la politica neoliberista ha dato alla testa. C'è stato un tempo in cui un'impresa che navigava nell'oro non si sarebbe mai azzardata a gettare sul marciapiede dipendenti ultrasessantenni con oltre 40 anni di servizio (...).

C'è troppo marciume in questo Paese. Che cosa unisce la Svizzera? Non sono i soldi dei ricchi. Sono le persone che lavorano bene e per questo ricevono una rimunerazione e un trattamento adeguati. È lo Stato sociale con una buona AVS e un'assicurazione contro la disoccupazione efficace. È il servizio pubblico che funziona bene (...). È la democrazia e non i diktat delle banche.

Abbiamo bisogno di uno Stato che tuteli i diritti dei lavoratori, che provveda affinché i membri delle commissioni del personale non possano essere licenziati. I diritti sindacali, infatti, non sono fine a sé stessi. Sono i diritti del lavoro, che proteggono le persone e garantiscono che i manager non possano disporre a piacimento del personale. I diritti sindacali sostengono la democrazia.

Il denaro non manca nel mondo e ancor meno in Svizzera. Dallo sfioramento del collasso totale del sistema finanziario sono stati investiti nelle banche e nell'economia qualcosa come 20 000 miliardi (!) di dollari a livello mondiale. Ora serve un programma per una politica sociale ed ecologica. Esigiamo rispetto e dignità, salari minimi invece di stipendi da nababbi, buone rendite e prospettive per i giovani e, infine, un'efficace politica anticrisi.

Paul Rechsteiner, presidente dell'Unione sindacale svizzera


Su la bandiera!

Anche garaNto ha partecipato alla grande manifestazione indetta dai sindacati dell'USS e da altre organizzazioni con una piccola delegazione composta dalle sezioni, dal comitato centrale e dal segretariato centrale. Si è trattato di un evento di vasta portata cui hanno aderito i lavoratori dei più svariati settori che hanno però un punto in comune: sono tutti salariati - come noi. Si rifiutano di mangiare una minestra che altri hanno pasticciato. Questa impressionante solidarietà diventa sempre più importante visto che della torta - grande o piccola che sia - sono pochi a tagliarsi fette sempre più grandi.

Ciò che succede ora nell'economia privata, servirà da esempio (più prima che dopo) anche per il settore pubblico. Ciò significa nuove rinunce ai compiti, altri pacchetti di risparmio, ulteriori esternalizzazioni e privatizzazioni. I veri "privilegi dei funzionari" sono già sotto pressione: la nuova revisione della legge sul personale è pronta. Ad essa potrebbero aggiungersi rapidamente altre "ottimizzazioni" proposte dai picconatori neoliberali che siedono in governo e in parlamento. I dipendenti federali potrebbero raccontarne di belle - e tante! Vero? Se non uniamo le forze e non ci difendiamo, ci resteranno solo le briciole. E allora battiamoci!

OZ


Piazza federale, 19.09.2009 (Foto: OZ)

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