L’incaricata della protezione dei dati sconfessa la polizia

04.05.2013

Il 10 giugno 2012 un agente di polizia ha comunicato per telefono all’ufficiale d’intervento del Cgcf di Ginevra che, dopo una partita di calcio, una guardia fuori servizio sotto i fumi dell’alcol ha rifiutato di sottoporsi a un controllo di polizia ed è finita in cella. Appreso del fatto, il comando regionale ha chiesto informazioni dettagliate e le ha ricevute in tempi brevi. Su questa base, la guardia è stata licenziata. Dopo l’intervento di Garanto, il licenziamento in tronco è stato ritirato e le parti hanno concordato che la guardia sarebbe stata esonerata dal servizio ma avrebbe continuato a percepire lo stipendio per altri quattro mesi.

Scambio illegale di informazioni

Vista la situazione, Garanto ha chiesto all’incaricata della protezione dei dati del Cantone di Ginevra di verificare la liceità dello scambio di informazioni tra la polizia e il Cgcf. Nella sua risposta dell’8 aprile 2013, l’incaricata giunge alla conclusione che la polizia ginevrina ha agito in modo illecito, senza che ve ne fosse la necessità, violando quindi il segreto d’ufficio. 

Particolarmente grave è il fatto che le informazioni sono state fornite al datore di lavoro. L’incaricata della protezione dei dati rileva inoltre che la legge cantonale in materia deve essere interpretata in senso stretto a prescindere che l’informazione sia stata trasmessa per iscritto o verbalmente e che i fatti siano avvenuti durante o fuori servizio. Allo scambio sono autorizzate solo determinate istanze, come il Ministero pubblico.

La capo della polizia ginevrina ha riconosciuto la gravità del caso e, dopo la pubblicazione del parere dell’incaricata della protezione dei dati, ha denunciato il poliziotto al ministero pubblico.

Secondo Garanto, anche l’Amministrazione federale delle dogane dovrebbe interrogarsi seriamente sulla faccenda. Le basi legali cantonali e federali in materia di protezione dei dati sono identiche. Se il Cgcf chiede informazioni alla polizia, viola a sua volta il segreto d’ufficio.

Garanto esige che l’AFD blocchi immediatamente questa pratica e chiede di far piena luce su questo e su altri due casi analoghi.  Il 18.04.2013 il direttore generale delle dogane ha assicurato che provvederà nel giro di qualche settimana e che ne discuterà con Garanto.

Chi è causa dei suoi mali, pianga se stesso?

Alcuni soci hanno espresso comprensione per l’operato dell’Amministrazione, ritenendo corretto che i collaboratori in errore debbano essere chiamati a rispondere delle loro azioni.  Detto questo, va precisato che la guardia in questione non è mai stata oggetto di denunce o tanto meno di condanne. Il suo caso non verte su un comportamento indecoroso o una colpa ma unicamente su una violazione della legge sulla protezione dei dati, introdotta appunto per proteggere tutti i cittadini – quindi anche i lavoratori – dall’arbitrarietà e dalla violazione del segreto d’ufficio.

(v. «Tribune de Genève», 19.04.2013, p. 18)

André Eicher, segretario centrale

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