I colloqui con il personale, un fallimento

Valutazione del personale: tanto fumo, poca sostanza

Ogni anno la valutazione del personale fa arrabbiare o spaventa molti dipendenti, anche quelli della Confederazione. La procedura, peraltro piuttosto contestata, risulta onerosa in termini di tempo, soprattutto per i superiori, e genera inutili discussioni e cali di motivazione oltre a una mole non indifferente di lavoro supplementare. Lo sa bene Garanto che fornisce regolarmente consulenza e accompagnamento ai soci (appianamento delle divergenze).

Negli ultimi anni il sindacato ha ottenuto diversi miglioramenti tra l’altro in merito alle prescrizioni e alla gestione della valutazione. La nostra opinione di base è però la stessa di molti anni fa: le valutazioni del personale che si ripercuotono sul salario sono controproducenti e devono essere abolite.

Non lo chiede solo Garanto: nel frattempo sono sempre più numerose anche le aziende private e orientate all’utile che rinunciano alle valutazioni individuali. Apparentemente si vive meglio senza. Le ragioni le spiega lo specialista Niels Pfläging nel suo articolo.

Oscar Zbinden, responsabile dell’informazione


Naturalmente i soci di Garanto possono continuare a rivolgersi al comitato della propria sezione in caso di problemi riguardanti la valutazione del personale. Prima lo fanno, meglio è. Informazioni pratiche e consigli utili sono contenuti anche nella nostra scheda «Chi ha paura della valutazione del personale?»: www.garanto.ch – colonna sinistra – Schede informative


I colloqui con il personale, un fallimento

I colloqui con il personale non sono mai stati efficaci: rilevano problemi e potenziali di miglioramento all’indirizzo sbagliato, quello del singolo collaboratore.

Ci avete mai provato a casa: «Cara, puoi venire un attimo? Prego, accomodati qui, cara. Vorrei che parlassimo un po’ di questo ultimo anno insieme. Vorrei analizzare le tue prestazioni e capire magari quali sono i tuoi obiettivi per il futuro». No? Non lo avete mai fatto? Stento a crederci… Potrebbe però essere un’idea, cosa dite? Dai, coraggio. In ogni caso, sono certo che non lo rifarete una seconda volta…

La valutazione del personale, di tutto e di più

Ciò che sorprende di più è che questo modo di fare è considerato normale nelle imprese e negli enti pubblici. I colloqui e le valutazioni del personale fanno parte della routine. I manager di tutti i livelli valutano i loro collaboratori e intrattengono colloqui secondo scienza e coscienza ma soprattutto su una base per quanto possibile «partenariale». I responsabili della gestione del personale forniscono ogni anno nuove direttive sulle modalità da seguire: ci sono moduli, ranking, scale di valutazione e profili di competenze. Di tanto in tanto viene organizzato un corso sulla conduzione dei colloqui. Senz’altro con le migliori intenzioni.

La situazione diventa particolarmente critica se i processi di valutazione vengono abbinati alla gestione delle carriere e alla rimunerazione. In questi casi il feedback diventa indottrinamento, la concorrenzialità lotta, il dialogo ricatto e la sfida costrizione.

Dovremmo chiederci perché le organizzazioni e i manager si attengono da decenni a questo bizzarro rituale che risulta di dubbia utilità e produce effetti distruttivi palesi. Come sanno tutti coloro che vi si sono confrontati almeno una volta, la valutazione del personale è in grado di trasformare in un’ora perfino il collega più motivato in una persona apatica e frustrata capace solo di aspettare il momento di tornare a casa. Per quanto i superiori sappiano affrontare il processo di valutazione con accortezza, i colloqui con il personale rimangono un rituale gerarchico calcificato che nulla ha a che vedere con un rapporto partenariale. Proprio per questa ragione nessuno di noi affronta il partner in questo modo.

Dignità e prestazioni

Le valutazioni del personale sono in realtà un drago dalle mille teste. Le aziende usano i colloqui per molteplici scopi, tra cui quello di valutare e migliorare le prestazioni. A ciò si aggiungono però anche motivazione, feedback, coaching, sviluppo personale e pianificazione delle carriere, aumenti salariali, promozioni, aiuti ai collaboratori in difficoltà e documentazione con rilevanza giuridica. Basta dare un’occhiata a questa lista per capire che queste misure di conduzione e gestione del personale sono troppo diverse e in parte in contrasto tra loro per poter essere discusse efficacemente nell’ambito di un unico processo formale, organizzato a cadenza annuale. Questo è in buona sostanza il problema dei colloqui del personale.

C’è però un’altra questione fondamentale: la valutazione del personale è diventata un simbolo culturale del rapporto patriarcale capo-subalterno. È l’esercizio del dominio, poco importa con quale delicatezza e buone intenzioni venga condotta. Il problema della valutazione individuale comincia dal fatto che la prestazione del singolo, ossia il nocciolo del colloquio, non esiste affatto. E pertanto non può essere giudicata. Perché? Semplicemente perché in seno a un’organizzazione la prestazione del singolo è ampiamente influenzata da quella dei colleghi anche di altri reparti, dal lavoro di preparazione dei partner, dal contesto e perfino dai clienti. L’unica cosa che esiste effettivamente in un’azienda è quindi «il lavoro con altri per gli altri». Voler quantificare e valutare la prestazione individuale è impossibile e fuori luogo.

Metodi burocratici, onerosi e, in ultima istanza, umilianti come la valutazione del personale e i colloqui sono un lusso che le aziende non possono più permettersi in un mercato dinamico. Distruggono la motivazione individuale e la prestazione collettiva e quindi devono essere abrogate. Non meritano grazia alcuna.

Niels Pfläging (versione abbreviata) 


Niels Pfläging è un precursore nel mondo del business, imprenditore e consulente. Ha pubblicato cinque libri tra cui i bestseller «Komplexithoden» e «Organisation für Komplexität», entrambi apparsi per Redline. Il libro «Führen mit flexiblen Zielen» è stato insignito nel 2006 del Wirtschaftsbuchpreis. Pfläging attende con interesse i vostri commenti al suo articolo all’indirizzo e-mail: m-D09e-68O-b9fL+9+jr-ff6-vzy9fy1+PT2@nospam – www.nielspflaeging.com


 

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