Il rapporto sulla distribuzione evidenzia un’evoluzione preoccupante

Il rapporto sulla distribuzione pubblicato dall’Unione sindacale svizzera (USS) nel luglio 2016 mostra un’evoluzione preoccupante.

 

Sebbene l’attività svolta dai sindacati e, soprattutto, la campagna sui salari minimi abbiano permesso di compiere progressi nella fascia salariale più bassa che reggono il confronto internazionale, nel complesso gli stipendi alti e molto alti hanno segnato una crescita preoccupante.

 

La fascia media in perdita

La politica fiscale e tributaria statale non ha frenato questa tendenza, anzi l’ha agevolata. I progressi ottenuti per i salari medio-bassi sono stati erosi proprio da questa politica asociale.

 

I privilegiati ne approfittano

I redditi più alti hanno beneficiato ampiamente delle agevolazioni: il loro carico fiscale è passato dal 37% del salario del 2000 all’attuale 32%. Per contro, i salari medio-bassi hanno risentito ulteriormente dei premi di cassa malati visto in particolare che le riduzioni dei premi non hanno tenuto il passo con il forte aumento dei premi di cassa malati. Negli ultimi anni, le riduzioni individuali dei premi sono perfino leggermente diminuite a seguito delle misure di risparmio decise dai Cantoni.

 

L’AVS permette di evitare il peggio

Il rapporto sulla distribuzione include anche l’AVS. Quest’assicurazione risulta particolarmente importante e ha un grande effetto compensatorio poiché permette di evitare la povertà durante la vecchiaia e vanta un finanziamento su base solidale. Senza di essa, il 95% dei nuclei familiari dovrebbe spendere molto di più per poter disporre di una previdenza equivalente.

 

Una Svizzera ricca e asociale

La Svizzera è più ricca che mai e potrebbe quindi fermare facilmente questa evoluzione asociale. L’USS chiede:

  • salari equi (aumenti generali invece che individuali, sistemi salariali senza bonus, contratti collettivi di lavoro con buoni salari minimi, più controlli nei settori esposti al dumping, tetto massimo di 500 000 franchi l’anno per i salari nelle aziende pubbliche, lotta alla discriminazione salariale delle donne)
  • maggiori riduzioni dei premi dell’assicurazione malattia (a breve termine al massimo il 10% del reddito netto per i premi di cassa malati, a medio termine al massimo l’8%, a lungo termine premi calcolati in base al reddito) e rinuncia a misure di risparmio per le riduzioni dei premi
  • una politica fiscale e tributaria più equa (correzione delle agevolazioni fiscali per i ricchi, i redditi più alti e le imprese; bocciatura della riforma III dell’imposizione delle imprese); maggiori investimenti nella costruzione di alloggi di pubblica utilità
  • migliore compensazione nella previdenza di vecchiaia, ossia un aumento delle rendite AVS del 10%.

 

Daniel Lampart, capo economista dell’USS (luglio 2016)

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