L'AFD sotto la lente

31.08.2006

Animato dibattito
 
L’AFD sotto la lente
 
La tavola rotonda sui problemi più attuali dell’Amministrazione federale delle dogane è stato uno dei punti culminanti del 3° congresso ordinario di garaNto. Nel corso della discussione di due ore i delegati hanno esposto in modo chiaro e vivace ai rappresentanti della direzione generale le principali preoccupazioni riguardanti il loro futuro professionale. La qualità della discussione e l’ampia varietà dei temi trattati ci hanno indotto a pubblicare i passaggi più significativi del dibattito in questo numero del giornale (red.).
 
Alla tavola rotonda dell’8 giugno 2006 a Thun hanno partecipato in qualità di rappresentanti della direzione generale delle dogane il direttore generale Rudolf Dietrich, il capo del Cgcf Jürg Noth e il capo del personale Hanspeter Glauser. Come rappresentanti di garaNto sono intervenuti il presidente centrale Rolf Uster e i due vice-presidenti David Leclerc e Ernst Wüthrich. Il segretario centrale Giordano Schera ha assunto il ruolo di moderatore.
 
Giordano Schera: Signor direttore generale, condivide la visione del Consigliere federale Hans-Rudolf Merz per uno Stato forte e snello (vedi riquadro)? Secondo lei rispecchia il futuro dell’amministrazione delle dogane?
 
Rudolf Dietrich: Nel suo discorso del 5 maggio 2006 il Consigliere federale Hans-Rudolf Merz ha espresso in modo particolare il suo apprezzamento nei confronti dell’AFD e del personale. Uno Stato forte e snello? Dobbiamo proseguire sulla via tracciata sinora, ciò significa concentrare le forze sull’essenziale, tralasciando i casi bagatella, per assumere i compiti che lo Stato ci affida: dobbiamo quindi essere ancora più rapidi e attenti alla gestione dei rischi nei nostri controlli. Questo implica che il personale delle dogane non deve unicamente disporre di buoni strumenti di lavoro, ma anche di un buon ambiente di lavoro e di buone condizioni di lavoro. Malgrado il clamore suscitato dai programmi di risparmio siamo riusciti a mantenere queste condizioni di lavoro.
 
Giordano Schera: Rolf Uster, il sindacato garaNto è disposto ad investire in uno Stato snello?
 
Rolf Uster: i programmi di sgravio (2003 e 2004) hanno avuto conseguenze negative molto pesanti sugli effettivi del personale. Ci sono ancora politici che reclamano un’ulteriore riduzione del personale e dei controlli doganali. I compiti dell’amministrazione federale delle dogane sono definiti dalla politica. In questo ambito non bisogna solamente pensare ai risparmi, ma anche alle entrate supplementari. Questo obiettivo può essere raggiunto ad esempio con un aumento del personale nel settore civile. Ogni dipendente genera in media all’anno 5 milioni di franchi di entrate per la Confederazione, malgrado i controlli effettivi raggiungano unicamente l’0,69%. Per garaNto la formazione continua del personale dell’AFD è importante per poter svolgere in modo accurato i compiti affidati. In questo momento la garanzia del futuro professionale dei revisori è una delle nostre principali richieste. Esigiamo inoltre specialisti e non personale con una formazione generale nei controlli aziendali per poter effettuare questi controlli particolarmente costosi e complessi.
 
Filosofia dei controlli
 
Giordano Schera: Signor Direttore generale, il sindacato garaNto, nel suo testo d’orientamento “Dogana, quale futuro?” difende il suo punto di vista secondo il quale la sorveglianza doganale del traffico delle merci all’importazione e all’esportazione deve basarsi sui controlli delle merci e non sul movimento dei documenti. In futuro sarà questa la nuova ricetta di garanzia della qualità?
 
Rudolf Dietrich: la densità dei controlli è uno dei temi di discussione preferiti. Dove si situa il limite minimo che corrisponde a  una densità dei controlli ancora sostenibile? La densità dei controlli è bassa e questo non è mai stato contestato. Quale è il numero di effettivi che permette ancora all’AFD di garantire i compiti e i controlli richiesti? Dove è il limite minimo? Quando lo abbiamo raggiunto, possiamo andare tutti a casa? Dobbiamo sempre provare a svolgere il nostro lavoro in maniera ancora più “intelligente” per portare a termine i nostri compiti con mezzi ridotti. Alcuni  vogliono ridurre i controlli dei documenti per accrescere i controlli materiali, mentre altri sostengono esattamente l’opposto. Le opinioni all’interno dell’azienda divergono.
 
Innova
 
Giordano Schera: Signor Noth, il progetto Innova dà al Cgcf una nuova veste, non solo esteriormente ma anche nella sua sostanza. Nel Cgcf l’attività di controllo si basa sulla dottrina d’impiego. Che giudizio dà a ciò che è stato finora raggiunto?
 
Jürg Noth: la dottrina d’impiego menzionata non è poi così nuova. Anche prima della sua introduzione il Cgcf ha lavorato bene. La dottrina d’impiego è nota ed è stata pubblicata. Il Cgcf entra in azione dappertutto laddove succede qualcosa. Bisogna avere il coraggio di colmare le lacune e mostrare grande flessibilità per poter controllare in modo capillare il territorio. Siamo sulla buona strada. C’è tuttavia ancora molto lavoro da fare ad esempio nella Svizzera francese, dove questa filosofia di controllo è solo agli inizi. Ci vorranno ancora diversi anni prima che Innova sia completamente trasposto.
 
Giordano Schera: David Leclerc, secondo garaNto la nuova dottrina d’impiego deve essere motivante e comprensibile per il personale. Come vede questa nuova dottrina?
 
David Leclerc: come ha giustamente affermato il capo del Cgcf Jürg Noth, sono ancora necessari diversi anni di lavoro per una piena trasposizione di Innova. Alcuni elementi della “nuova” filosofia di controllo sono già stati introdotti; mancano tuttavia ancora diversi punti. Questi elementi mancanti non possono essere ancora capiti dal personale. Ci vorrà quindi ancora molto tempo prima che la dottrina d’impiego sia completamente assimilata. Lancio quindi un appello alla direzione del Cgcf affinché informi e comunichi ancora meglio la dottrina d’impiego al proprio personale!
 
Jürg Noth: Non possiamo tornare indietro. Sono d’accordo con l’appello di David Leclerc: dobbiamo comunicare con parole semplici la nuova dottrina e cercare di dare l’esempio nella trasposizione. In questo senso ci aspetta ancora molto lavoro.
 
Barriere doganali
 
Giordano Schera: Per tornare al problema dei controlli nel caso dei diritti doganali sulle merci. Recentemente la dogana è stata nuovamente bersaglio di attacchi deliberati soprattutto dall’ambiente economico. Infatti uno studio d’Avenir Suisse esige una nuova riduzione delle barriere doganali à che verrebbe a costare alle imprese 4 miliardi di franchi. D’altro canto la dogana risponde alle esigenze del pubblico che vengono considerate fondamentali per la prosperità del nostro paese. Come trovare il giusto equilibrio fra le due esigenze?
 
Rudolf Dietrich: abbiamo reagito in modo critico allo studio di Avenir.Suisse. Lo studio è stato realizzato con un sondaggio presso 600 aziende. I costi presunti delle barriere doganali di 4 miliardi di franchi sono stati semplicemente messi in relazione con il Prodotto interno lordo (PIL). Questi costi non comprendono tuttavia solamente i costi doganali, ma anche le norme d’autorizzazione dei prodotti ecc. Eonomiesuisse era d’accordo con la reazione dell’amministrazione federale delle dogane e ha definito lo studio come “lavoro scientifico”. Dobbiamo sempre impegnarci per mantenere le barriere doganali al livello più basso possibile e riuscire ugualmente a svolgere i compiti che ci sono affidati.
 
Soddisfazione sul lavoro
 
Giordano Schera: L’anno scorso l’amministrazione delle dogane ha realizzato un sondaggio presso il personale. Ne è scaturito che solo il 41% degli impiegati (65% nel 2004) sono pienamente soddisfatti del loro lavoro e che la rassegnazione è ai massimi livelli (3 à 2,5 nel 2004). Signor Glauser questi dati sono dovuti all’ambiente lavorativo di cui abbiamo finora discusso o vi sono ragioni più profonde?
 
Hanspeter Glauser: A mio parere i motivi non sono da ricercare all’interno dell’AFD, ma piuttosto nel contesto politico che è cambiato: riforma di PUBLICA, programmi di sgravio 03 e 04, piano di rinuncia a determinati compiti. Non sono nemmeno incoraggianti anche alcune affermazioni di un consigliere federale che ha paragonato i dipendenti federali “a un laboratorio protetto” e l’atteggiamento del Consigliere federale Merz, che alla fine dell’anno non ringrazia i propri collaboratori per la loro attività. Sono preoccupato da questi sviluppi.
 
René Rothlisberger (sezione rheiN): i fattori esterni hanno sicuramente il loro peso nell’insoddisfazione sul posto di lavoro, ma a mio avviso sono pure decisivi  alcuni sviluppi negativi all’interno dell’AFD. A causa di questi fattori abbiamo sempre meno personale e sempre meno personale “volonteroso” disposto a fornire le prestazioni richieste in questa corsa al risparmio. Dobbiamo avere il coraggio di limitare le prestazioni ad esempio con una riduzione degli orari d’apertura delle dogane.
 
Rudolf Dietrich: lo facciamo costantemente. Dobbiamo sempre tenere presente che a causa del clima politico non possiamo più fare tutto e dobbiamo quindi ridurre “le nostre prestazioni”. Il mondo economico afferma sempre più frequentemente che una riduzione dei servizi ostacola la sua attività e chiede quindi un aumento del personale doganale. L’economia e il Consigliere federale Merz sono consapevoli che la politica dei risparmi mette in pericolo la qualità dei servizi doganali. Un ulteriore riduzione del personale non è più possibile.
 
Andreas Hägele (sezione Sciaffusa):  Buone condizioni di lavoro permettono di creare un buon ambiente di lavoro. Il traffico aumenta costantemente; il personale diminuisce invece continuamente. L’economia privata va a gonfie vele e questo spinge sempre più dipendenti doganali a cambiare nel privato. Vuole a questo punto osare il passo di ridurre le prestazioni a 4 uffici doganali per regione, come lasciato intendere dal Consigliere federale Hans-Rudolf Merz nel suo intervento al congresso 2004 di garaNto?
 
Rudolf Dietrich: Il Consigliere federale Merz sa che siamo già su questa via, e non solo per quanto riguarda i 4 uffici doganali per regione. Quello che mi preoccupa maggiormente non è tanto il salario, ma il reclutamento di nuovo personale. Dobbiamo assumere nuovamente più persone. Abbiamo tuttavia difficoltà a reclutare dipendenti qualificati e preparati. 
 
Revisori, quale futuro?

Giordano Schera: All’ultimo congresso di garaNto ci siamo soffermati sulle prospettive professionali del personale doganale e delle guardie di confine in primo luogo nell’ottica della politica d’integrazione europea; nel frattempo, Schengen/Dublino è una realtà anche per la Svizzera e un’unione doganale non è al momento discussa sul piano politico. Ciononostante esiste un gruppo professionale nell’AFD che , in questi mesi, teme per il suo futuro professionale: i revisori. Questo problema è conosciuto da tutti. Ernst Wüthrich, quali sono le principali preoccupazione dei revisori e degli assistenti doganali e quali sono le loro rivendicazioni relative ai progetti in corso?
 
Ernst Wüthrich: la decisione di trasferire i compiti all’esportazione agli specialisti doganali è stato accolta molto male dalla base. I revisori hanno l’impressione di essere stati abbandonati al loro destino. Perché ai revisori è negata la possibilità di frequentare i necessari corsi di perfezionamento professionale che gli consentirebbero di continuare a svolgere i compiti all’esportazione?
 
Rudolf Dietrich: il problema è il seguente: nei prossimi anni avremo bisogno di 400 invece di 500 revisori. I cambiamenti possono essere realizzati in modo sopportabile da un punto di vista sociale attraverso la fluttuazione naturale: nessuno si ritroverà sulla strada. La cessione dei compiti all’esportazione agli specialisti doganali è motivata dalle seguenti ragioni: i rischi all’esportazione sono altrettanto elevati dei rischi all’importazione ed è per questo che il profilo delle esigenze all’esportazione deve essere ridefinito. Questo nuovo profilo delle esigenze non può essere raggiunto con una formazione supplementare dei revisori.
 
Francesco Stabile (sezione rheiN): perché ritiene così elevato il livello di rischio all’esportazione?
 
Rudolf Dietrich: ricordo molto bene le affermazioni di alcuni revisori all’inizio degli anni novanta, i quali sostenevano che l’esportazione era un lavoro ripetitivo e di massa, poiché allora era opinione corrente che l’esportazione servisse unicamente ai fini della statistica commerciale, ciò che ovviamente non corrisponde al vero. Il trasferimento delle operazioni di sdoganamento all’esportazione agli specialisti doganali si basa sulle seguenti motivazioni: l’analisi dei rischi assume un ruolo importante anche all’esportazione, ad esempio nell’esenzione dell’IVA, nel traffico di perfezionamento e nella notifica preventiva delle spedizioni. Per quanto riguarda la notifica preventiva è importante rilevare che a livello internazionale sta prendendo piede una procedura di sdoganamento accelerata che viene effettuata non più all’importazione nel rispettivo paese, ma all’esportazione attraverso lo scambio di dati con il paese importatore.
 
Markus Percht (sezione Zurigo): ho deciso di cambiare attività e sono entrato in dogana  per poter lavorare in futuro con motivazione ed interesse come revisore. L’ufficio doganale di Zurigo-aeroporto vede la direzione generale delle dogane nel seguente modo: i revisori sono abbandonati e superflui; la decisione “Passaggio dell’esportazione agli specialisti doganali” è stato comunicata male; i corsi concordati sono stati stralciati. E, come se non bastasse, l’affermazione “ai revisori manca la capacità di pensare in modo connesso”. I revisori e gli assistenti doganali hanno paura: come andiamo avanti? Il “fuoco” divampa!
 
Massimo De Grandis (sezione Sciaffusa): signor Dietrich, non condivido la sua opinione, che i rischi all’esportazione sono aumentati in modo massiccio. Per quanto riguarda l’esenzione dall’IVA non è necessario presentare delle fatture nello sdoganamento all’esportazione. Al posto del procedimento di non riscossione bisognerebbe applicare nel traffico di perfezionamento il procedimento di restituzione. Inoltre gli specialisti doganali non sono entusiasti di dovere assumere anche i compiti all’esportazione. Dovrebbero inoltre assumere anche la procedura NCTS che i revisori possono tuttavia svolgere meglio, poiché dispongono delle necessarie competenze.
 
Rudolf Dietrich: ero consapevole sin dall’inizio che la decisione di trasferire l’esportazione agli specialisti doganali s’inseriva in un contesto emotivo. Ho piena comprensione. La situazione era già tesa nell’autunno 2005 e non solo alla fine di febbraio 2006. Le emozioni devono adesso essere messe da parte da entrambe le parti. Per i corsi annullati abbiamo deciso di concedere un’indennità di funzione. In caso di necessità potranno essere organizzati di nuovo i corsi, ma bisogna essere consapevoli che nei prossimi anni avremo bisogno di 100 revisori di meno rispetto ad oggi. Nell’esportazione dobbiamo lavorare in futuro diversamente e più precisamente come lavoriamo all’importazione.
L’esercito alla frontiera?
 
Giordano Schera: Vorrei ancora brevemente affrontare la questione dell’impiego dei soldati di milizia alla frontiera. Signor Noth, lei è stato citato nell’edizione domenicale del 23 aprile 2006 dalla NZZ: “Giovani soldati di milizia ancora inesperti non potrebbero in alcun caso sostituire i professionisti”. Qual è oggi la sua posizione?
 
Jürg Noth: sono tuttora dell’opinione che non vogliamo soldati di milizia alla frontiera, ma preferiamo mantenere gli attuali soldati della polizia militare.  I soldati in ferma prolungata devono essere selezionati secondo la medesima procedura e seguire la stessa formazione degli aspiranti guardie di confine: un impiego in prima linea è escluso.
 
David Leclerc: ho alcuni problemi con il “tentativo di fare un tentativo” e questo per diverse ragioni, come l’accesso a dati molto sensibili (ad esempio il sistema Ripol) che è riservato unicamente agli aspiranti guardie di confine.
 
Jürg Noth: l’accesso a Ripol sarebbe formalmente possibile anche per i soldati in ferma prolungata impiegati presso il Cgcf. L’impiego dei soldati in ferma prolungata al Corpo guardie di confine entra per me in considerazione unicamente come progetto.
 
David Leclerc: Rimane tuttavia irrisolto un grande problema: la disparità nella remunerazione, che è discriminatoria, e aumenta il pericolo di corruttibilità dei soldati in ferma prolungata.
 
Conclusione
 
Giordano Schera: mi preme ringraziare tutti per la discussione impegnata e di alto livello. I doganieri e le guardie di confine tengono molto al loro lavoro e vogliono di conseguenza poter codecidere il loro futuro professionale. Faranno tutto il possibile affinché il loro lavoro non venga distrutto né da fattori interni che esterni. 
 
 
 

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