L’AVS compie 70 anni, tempo di rafforzarla

Esattamente 70 anni fa popolo e Cantoni hanno approvato la legge sull’assicurazione per la vecchiaia e i superstiti. La vittoria al termine di un’estenuante lotta sindacale portata avanti dalla sinistra ha tuttavia segnato anche l’inizio di uno sforzo altrettanto impegnativo per difendere le prestazioni da versare a pensionati, vedove e orfani.

L’AVS, un diritto non un’elemosina

L’AVS figurava già tra le principali rivendicazioni durante lo sciopero generale del 1918 ed è stata a lungo uno degli obiettivi sindacali. Nel 1925 popolo e Cantoni hanno inserito nella Costituzione il mandato di istituire un’assicurazione per la vecchiaia e i superstiti ma il primo progetto di legge è stato brutalmente affossato dalla destra. Nel 1947 la votazione che ha seguito il referendum lanciato dagli stessi avversari ha mobilitato tutte le forze sindacali allo scopo di introdurre finalmente un’assicurazione i cui capisaldi sono tuttora validi: tutti sono assicurati a prescindere dai loro progetti di vita, i contributi sono calcolati in base al reddito e la rendita massima è plafonata. In altre parole, si tratta di un diritto non di un’elemosina. Tutti devono versare il proprio contributo e i più forti aiutano i più deboli. L’AVS è retta dal principio della solidarietà e, come tale, è il fondamento della politica sociale svizzera.

Lunga lotta per un miglioramento

L’introduzione dell’AVS segna anche l’inizio di una lunga lotta: le rendite versate a partire dal 1948 non sono sufficienti a eliminare la povertà dei lavoratori anziani. Servono nove revisioni per avvicinarsi all’obiettivo e solo alla decima le donne ottengono il diritto a una rendita propria che tenga conto anche dei compiti di educazione e assistenza. Per mantenere lo stesso stile di vita anche durante la vecchiaia è stato necessario rendere obbligatoria la previdenza professionale, fino ad allora volontaria, garantita dall’azienda o dall’associazione di categoria.

Stessi avversari, stessi argomenti

Oggi conduciamo di nuovo una campagna a favore di una riforma della previdenza di vecchiaia. Gli avversari del progetto sono gli stessi e fanno valere gli stessi argomenti. Dobbiamo nuovamente contrastare una strategia che mira a spingere l’AVS in una spirale deficitaria che permetterà poi di giustificare un nuovo massiccio taglio delle prestazioni. Vogliamo mantenere il livello delle rendite sia del primo che del secondo pilastro e garantirne il finanziamento. Ciò richiede però qualche sacrificio: un leggero adeguamento dell’imposta sul valore aggiunto e dei contributi versati dai datori di lavoro e dai lavoratori come pure il progressivo aumento dell’età di pensionamento delle donne.

Equilibrio tra costi e vantaggi

Le riforme della previdenza di vecchiaia che hanno permesso di migliorare la situazione dei pensionati sono quelle che garantivano l’equilibrio tra costi e vantaggi. Il 24 settembre siamo nuovamente chiamati a decidere in merito a una riforma di questo tipo che potrà tuttavia avere successo solo se popolo e Cantoni accetteranno anche l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto. Il 6 luglio 1947 è bastato un sì per istituire l’AVS. Il 24 settembre 2017 ne serviranno due per rafforzarla.

Ruth Dreifuss, ex consigliera federale PS, 75 anni

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