Lo Stato sociale, grandi vantaggi per la maggioranza

25.02.2015

Lo Stato sociale moderno è sempre più sotto tiro. Non solo la destra populista critica i compiti e le spese dell’amministrazione pubblica e chiede tagli o limitazioni alle prestazioni sociali. Purtroppo, anche dal centro si levano voci contro lo Stato sociale. Questi apostoli del risparmio fanno finta di non sapere che la maggior parte degli anziani, dei deboli e degli ammalati stanno molto peggio dopo un programma di risparmio condotto a danno della socialità.

 

Nessuno paga volentieri imposte, contributi sociali e altri balzelli. E che dire delle fatture salate delle imprese private, a volte emesse per prestazioni inconsistenti? Sorprende tuttavia che critiche e lamentele riguardino soprattutto l’aumento dei costi del servizio pubblico mentre sono pochi quelli che se la prendono con l’economia privata e i suoi prezzi – a meno che non si tratti di abusi palesi o, come in questo periodo, di supplementi ingiustificati dovuti al cambio franco-euro.

 

Nonostante i toni allarmistici di alcune campagne, la gente difende e sostiene l’AVS mentre ha perso giustamente fiducia nella previdenza professionale. Le dichiarazioni ottimistiche rilasciate a gran voce negli anni ottanta dalle compagnie assicurative in tema di casse pensioni si sono rivelate un mucchio di fandonie: di fatto, da parecchi anni paghiamo contributi sempre più alti e beneficiamo di rendite sempre più basse.

 

Quando in gioco ci sono la sicurezza sociale, e quindi anche finanziaria, le rendite di vecchiaia, malattia, invalidità o altro, lo Stato è molto più efficace delle aziende orientate al profitto – almeno in Svizzera. Un ottimo esempio in questo senso è, oltre all’AVS, la SUVA che continua a navigare in acque tranquille, fornisce buone prestazioni e gode di un’ottima reputazione. Troppo per alcuni imprenditori che attraverso le revisioni di legge mirano a liberalizzare il mercato delle assicurazioni sociali – leggasi privatizzare – per conseguire e intascare utili cospicui senza assumersi grandi responsabilità.

 

Gli allarmismi suscitati dai futuri problemi di finanziamento o addirittura dal fallimento dell’AVS sono dettati piuttosto da una strategia del panico che non dall’aumento dell’aspettativa di vita. Smaniose di accaparrarsi le assicurazioni sociali dello Stato, le compagnie assicurative perseverano nei loro tentativi di denigrare e indebolire a lungo termine l’AVS. Qualora ci dovessero riuscire, anche la nonnina meno esigente di tutto Heidiland non potrebbe più vivere con la sua pensione e le prestazioni complementari si trasformerebbero in un’insignificante elemosina.

 

La Svizzera deve essere fiera delle proprie conquiste quale Stato sociale. Non dobbiamo però dimenticare che sono state realizzate oltre 150 anni fa grazie alle lacrime, al sangue e al sudore dei nostri avi. Non sono cadute come la manna dal cielo ieri e non lo faranno nemmeno domani o dopo! Dobbiamo sostenere l’USS nella sua lotta in difesa di quanto ottenuto ma anche in quella per la conquista di ulteriori agi: la nostra sicurezza sociale è più importante di un conto in una banca svizzera.

 

Oscar Zbinden, responsabile dell’informazione Garanto

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