LPers contro CO

23.03.2006

Riforma dell’amministrazione federale
 
LPers contro CO
 
„CO“, „CO+“, „Semplificazione a livello d’ordinanza“: queste sigle non corrispondono a misteriose formule chimiche, ma rappresentano le idee di certi consiglieri federali sul modo di semplificare e sopprimere la densità normativa nelle questioni legate al personale e al diritto del personale federale. Il progetto, che rappresenta uno degli elementi centrali della riforma dell’amministrazione federale,  è posto  sotto la responsabilità politica del consigliere federale Blocher.
 
Giordano Schera
 
Ci ricordiamo ancora come se fosse oggi quanto abbiamo dovuto “ingoiare” come sindacalisti responsabili dell’allora Unione federativa del personale delle amministrazioni e delle imprese pubbliche (UF) prima della votazione popolare sul referendum lanciato dall’UF contro la nuova Legge sul personale federale (LPers): fummo accusati di impedire l’evoluzione verso uno stato moderno, di frenare il dinamismo e la flessibilità urgentemente necessari al servizio pubblico, e fummo bollati come difensori retrogradi e nostalgici di un Ordinamento dei funzionari superato dagli eventi. Cosa era invece necessario secondo i promotori della nuova legge? Una gestione del personale moderna e dinamica con dei superiori di tutti i livelli in grado di svolgere la loro funzione di conduzione mantenendo una visione globale e preoccupandosi dei risultati e con delle collaboratrici e dei collaboratori corresponsabili. A questo scopo bisognava disporre di un diritto del personale moderno e conciso. A questo scopo era necessario rendere più flessibili le condizioni di assunzione grazie ad un avvicinamento al Codice delle obbligazioni (CO).
 
Il 26 novembre 2000 ai funzionari federali – oh scusate – agli impiegati federali
fu somministrata, con il no popolare al referendum, la cura dimagrante così ardentemente desiderata dai partiti borghesi. Una decisione che rappresentò un passo decisivo verso un avvicinamento alle norme del Codice delle obbligazioni in uso nell’economia privata. Ciò malgrado i responsabili delle associazioni del personale federale riuscirono a negoziare disposizioni d’esecuzione sociali e favorevoli al personale. A quattro anni dalla loro introduzione resto sempre del parere che la legge sul personale federale e le relative disposizioni sono di buona qualità, se applicate in modo appropriato.
 
La Legge sul personale federale: un marchio di qualità
Se fosse ancora necessario confermare la bontà del nostro diritto del personale federale, il seguente atto parlamentare ne è la prova lampante: il 7 ottobre 2004 il consigliere nazionale Bruno Zuppiger (UDC, Zurigo) e altri 64 parlamentari cosignatari in rappresentanza di UDC, PLR e PPD inoltrano la mozione “Adeguamento del diritto del personale della Confederazione” (vedi riquadro). Cosa vuole Zuppiger? Tenuto conto che alla Confederazione non ci sono ormai più privilegi degni di nota, egli prende di mira soprattutto la protezione dai licenziamenti e il resto delle normative legate alla sicurezza del posto di lavoro, tanto per citare Rolf Zimmermann, segretario della Comunità di negoziazione del personale della Confederazione (CNPC). Zuppiger vuole inoltre limitare in generale i diritti del personale.                              
 
La mozione venne discussa in modo esaustivo dal Comitato di seguito delle parti sociali nel dicembre 2004. D’intesa con il Dipartimento federale delle finanze venne elaborata una presa di posizione che bocciava in modo chiaro la mozione. Nei mesi successivi questa presa di posizione sparì nei cassetti del ministro delle finanze per poi riemergere nell’autunno del 2005 bellamente integrata nel progetto centrale numero 3 della nuova riforma dell’amministrazione federale dal titolo: semplificazione e soppressione della densità normativa nelle questioni del personale. Il progetto mira a semplificare procedure e decisioni, accrescere l’effettività e l’efficienza e nel contempo ottenere flessibilità per il datore di lavoro e sicurezza giuridica per i collaboratori.
 
Difendiamo il diritto del personale federale
Nell’ultima seduta del Comitato di seguito delle parti sociali del 7 marzo 2006 il responsabile della riforma dell’amministrazione dott. Ulrich Fässler ha spiegato senza mezzi termini come devono essere raggiunti questi obbiettivi: entro il prossimo mese di maggio un ristretto gruppo di esperti dovrà esaminare le tre varianti “CO”, “CO+” e “Semplificazione a livello d’ordinanza”. Entro questa data Fässler riceverà sulla sua scrivania un rapporto sulle possibilità di trasposizione pratica di queste tre varianti. Ma le sorprese non finiscono qui, poiché nella valutazione delle tre varianti dovrà essere considerata – udite, udite - anche la mozione Zuppiger, ciò che dimostra per l’ennesima volta l’affidabilità del nostro ministro delle finanze…
 
Adesso o mai più anche l’ultimo degli impiegati federali dovrebbe aver capito quali sono i veri obiettivi della riforma: liberare l’amministrazione federale dai “vincoli” del diritto del personale federale per far sì che, come ben evidenziato nel documento strategico 2006 della CNPC,  il nuovo consiglio federale possa procedere in futuro ai tagli sul personale senza protezione dai licenziamenti, senza protezione legale contro decisioni politiche arbitrarie e tutto ciò come complemento al particolare dovere di fedeltà legato alla funzione pubblica. Questo dimostra inoltre quanto saggia e lungimirante sia stata la decisione di garaNto e degli altri sindacati della CNPC del dicembre 2005 di non sostenere il progetto di riforma dell’amministrazione.
 
Come sottolineato, la Legge sul personale federale è una legge moderna con tutte le conseguenze positive e negative che questo implica. Una legge moderna che deve essere consolidata sulla base di esperienze raccolte durante il lavoro quotidiano. Invece di agitare continuamente le acque con progetti destabilizzanti, il datore di lavoro Confederazione dovrebbe finalmente ringraziare il proprio personale per le sue prestazioni e la qualità dei servizi offerti alla popolazione. Questo gioverebbe non da ultimo al clima e alla qualità del lavoro. A meno che la situazione attuale del personale estremamente precaria non sia deliberatamente presa in considerazione da quei politici che vogliono smantellare lo Stato.
 
Al più tardi allora andremmo dritti dritti verso una situazione di aperto conflitto. La resistenza dovrebbe così essere organizzata il più presto possibile. Azioni di lotta sarebbero praticamente sicure. Rimarrebbe unicamente da decidere quali.

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