No a tagli salariali e alla soppressione di impieghi!

L’abbandono del tasso minimo di cambio deciso dalla Banca nazionale e la dubbia politica fiscale adottata dalla Confederazione impongono nuovi sacrifici: sono in arrivo i primi tagli al preventivo 2016 e massicce rinunce nell’ambito dei piani finanziari 2017-2019.

 

Da un canto, la decisione della Banca nazionale svizzera frena la crescita economica riducendo le entrate ad esempio dell’IVA e dell’imposta federale diretta. Dall’altro, la Confederazione e i Cantoni perdono risorse importanti poiché il Parlamento a maggioranza borghese con la sua politica fiscale (v. in particolare la riforma III dell’imposizione delle imprese) mira a distribuire generosamente miliardi all’economia anche se i mezzi necessari a tal fine non sono affatto disponibili.

 

Con le misure di stabilizzazione 2017-2019 il Consiglio federale intende risparmiare fino a un miliardo di franchi. In autunno 2015 presenterà le sue proposte ai Cantoni, ai partiti e alle associazioni economiche affinché prendano posizione.

 

Ora sappiamo cosa ciò significherà per il personale: il Consiglio federale nella sua affrettata sudditanza ha già previsto risparmi per 165 milioni di franchi, di cui 97 già nel 2016. Altri 68 verranno tagliati nel 2017 affinché si possa rispettare il tetto massimo di spesa di 5530 milioni alla voce personale. In buona sostanza, a partire dal 2017 la maggior parte delle unità amministrative dovrà operare tagli occupazionali.

 

E per finire, il 12 agosto 2015, il Consiglio federale ha approvato un pacchetto di risparmio che prevede tagli alle spese di personale per ulteriori 30 milioni di franchi. Le misure, effettive dal 1° gennaio 2016, contemplano in particolare una drastica riduzione dei parametri dell’evoluzione salariale. Ciò comporterà grandi differenze tra collaboratori anziani e collaboratori giovani. Il Consiglio federale intende inoltre sopprimere la rendita transitoria e sostituire il vecchio sistema salariale con uno nuovo, senza «automatismi» e senza indennità di residenza.

 

La procedura seguita evidenzia un altro aspetto: il Consiglio federale non ha nessuna considerazione per il partenariato sociale, visto che non ha informato le associazioni del personale e tanto meno ha indetto dei negoziati come invece sarebbe prassi – oltre che obbligatorio – per tutti i dossier riguardanti il diritto in materia di personale.

 

Eppure la maggioranza borghese in Parlamento non sarà soddisfatta. L’accondiscendenza del Consiglio federale stimolerà nuovi appetiti. In diversi interventi i politici del risparmio indicano la via da seguire rivendicando analisi strategiche delle spese federali, limitazioni dell’aumento delle spese per il personale e il congelamento degli effettivi al livello del 2015.

 

Garanto e le altre associazioni della CNPC si oppongono a tagli salariali e alla soppressione di posti di lavoro. La Svizzera non si trova in una situazione di emergenza. I politici borghesi hanno apparentemente un «problema di zelo»: distribuiscono fondi che andrebbero risparmiati altrove.

 

Per ovviare a questa tendenza, le associazioni della CNPC si attivano a livello politico e sindacale: il 24 agosto e il 4 settembre prossimi incontreranno le commissioni delle finanze delle due Camere federali. Se da questi incontri e da ulteriori interventi davanti al Consiglio federale non scaturiranno risultati positivi, è già pronto un piano d’azione.

André Eicher, segretario centrale

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