No ai tagli di personale!

25.03.2015

A inizio 2015 le aspettative economiche per la Svizzera e le previsioni finanziarie della Confederazione sono state drasticamente corrette al ribasso e si delineano deficit miliardari per il 2016 e il 2017.

 

Corresponsabili per queste cupe prospettive sono, da un canto, la Banca nazionale con la sua decisione di abbandonare il tasso minimo di cambio con l’Euro e di introdurre interessi negativi e, dall’altro, i politici nazional-conservatori che vogliono una Svizzera sempre più isolata politicamente. Invece di appoggiare chiaramente gli accordi bilaterali, si rifugiano in un immaginario ridotto nazionale. Va bene solo ciò che reca il marchio di qualità «Svizzera», tutto il resto è sospetto. In questo modo, la Svizzera manda segnali contrastanti che influiscono negativamente sulle relazioni con i nostri vicini. Un atteggiamento non privo di conseguenze sul piano politico ed economico. Per la popolazione attiva, che deve pagare per le conseguenze di questa politica, la situazione occupazionale e salariale non è mai stata così preoccupante come oggi.

 

Nel nome della concorrenza…

Non appena l’economia ristagna, singoli datori di lavoro spostano la produzione all’estero, abbassano i salari o prolungano l’orario di lavoro – tutto nell’interesse della concorrenzialità.

Pensiamo poi alle conseguenze dell’introduzione degli interessi negativi da parte della Banca nazionale: chi avrebbe immaginato che sugli investimenti in franchi delle casse pensioni e dell’AVS si sarebbero potuti riscuotere interessi negativi? Di certo, nessuno! È assurdo e inaccettabile. Anche se la cassa pensioni Publica non è toccata dal provvedimento, nulla cambia alla problematica di fondo. Con l’assottigliamento delle rendite, la Banca nazionale fa il gioco dei politici borghesi che mirano all’innalzamento dell’età di pensionamento.

 

… e della riforma III dell’imposizione delle imprese

Visto il disavanzo che si profila per il 2016 e il 2017 il Consiglio federale ha impugnato la mannaia: tutti gli uffici, tra cui anche l’AFD, dovranno risparmiare l’1% sui costi del personale sulla base del piano finanziario 2016. Per soddisfare questa direttiva, l’AFD dovrà tagliare 40 impieghi a tempo pieno. Ma ancora non basta: già oggi appare chiaro che il Consiglio federale non farà concessioni nell’ambito dei negoziati salariali per il 2016. Queste misure di risparmio dovrebbero permettere di finanziare la riforma III dell’imposizione delle imprese (RI imprese). Una strategia non condivisa da Garanto che, del resto, boccia qualsiasi correttivo a scapito del personale.

 

Plafonamento delle spese

Altre minacce arrivano dal fronte borghese: Thomas Aeschi, UDC, con la sua mozione vuole plafonare le spese ordinarie della Confederazione a 66 miliardi di franchi, ossia congelarle al livello del 2014, e destinare i risparmi conseguiti al finanziamento della riforma III (RI imprese). Intende inoltre coprire i costi per l’attuazione dell’iniziativa popolare volta a eliminare gli svantaggi per le coppie sposate invece di mirare a ulteriori entrate. Un’altra mozione depositata dal gruppo UDC auspica invece l’introduzione di un freno alle spese per ridurre in particolare la quota d’incidenza della spesa pubblica. Si dimentica tuttavia che è il Parlamento a decidere sempre nuove uscite, ad esempio per l’esercito, le relazioni internazionali, la formazione e la ricerca.

 

Quota d’incidenza della spesa pubblica inferiore alla media

Di fronte alle sfide che attendono la Svizzera sarebbe sbagliato approvare misure volte a plafonare le spese federali o ridurre l’incidenza della spesa pubblica. L’incidenza della spesa pubblica è il rapporto tra le uscite di Confederazione, Cantoni, Comuni e assicurazioni sociali e il PIL. Stando ai dati dell’OCSE, nel 2013 la Svizzera presenta un’incidenza del 33,5% mentre la media OCSE si attesta al 42%. Non vi è quindi nessun motivo evidente per ridurre drasticamente l’incidenza. Dall’inizio del nuovo secolo la crescita economica annua è superiore a quella delle uscite. È quindi tempo di fare tutto il possibile per rafforzare il potere d’acquisto e la domanda interna.

 

André Eicher, segretario centrale

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