Opposizione senza compromessi contro l’innalzamento dell’età di pensionamento

La base sostiene le associazioni del personale: martedì 5 settembre 130 guardie di confine convenute a Olten da tutta la Svizzera si sono espresse all’unanimità contro l’innalzamento dell’età di pensionamento a 65 anni.

A questo primo incontro nazionale le guardie di confine hanno ribadito il loro malcontento per l’intenzione del Consiglio federale di innalzare l’età di pensionamento anche per chi lavora al fronte.

Esponenti di spicco…

Alle 11.00 il consigliere nazionale (PPD/SO) Stefan Müller-Altermatt, presidente di Transfair, ha aperto i lavori. Il presidente centrale di Garanto e guardia di confine Roland Liebi ha fatto il punto della situazione sulle misure finora adottate in difesa dell’età di pensionamento a 60 anni e ha precisato: «Lottiamo per difendere ciò che abbiamo».

La consigliera nazionale (PS/SG) Barbara Gysi, presidente dell’Associazione del personale della Confederazione (APC), ha definito assurdo l’innalzamento dell’età di pensionamento. «Il peggioramento delle condizioni di lavoro per il Cgcf e per tutto il personale federale è contrario ai principi di tutela della salute e sicurezza. Dobbiamo lottare a tutti livelli».

… e personale al fronte uniti nella lotta

All’incontro, come logica, la maggioranza era composta dai soci di Garanto ad eccezione della delegazione ticinese. Molto folta è stata la presenza francofona. In questo luogo così carico di storia – nel 1918 a Olten è stato organizzato lo sciopero generale – il presidente della sezione Romandia, Florent Simonnet, ha lanciato un appello a mettere da parte qualsiasi timore, restare uniti e lottare contro l’innalzamento dell’età di pensionamento: «Non dobbiamo avere paura. Abbiamo il diritto di esprimere la nostra rabbia. Di fatto, siamo cittadini di uno Stato di diritto».

La segretaria centrale di Garanto, Heidi Rebsamen, ha sottolineato le conseguenze negative per la salute del lavoro a turni e ha ricordato che le guardie di confine lavorano all’esterno con qualsiasi tempo e con un equipaggiamento pesante.

Un rappresentante dei quadri Cgcf attira l’attenzione sulle numerose difficoltà che l’innalzamento a 65 anni creerebbe anche a livello organizzativo e pianificatorio.

Risoluzione accolta all’unanimità

Dopo un animato dibattito sulle possibili misure da adottare in difesa dell’età di pensionamento a 60 anni, l’assemblea straordinaria ha deciso di organizzare azioni al confine e di sensibilizzare la popolazione attraverso i media. Si inviteranno inoltre tutti i consiglieri federali a trascorrere una notte al confine con le guardie in servizio. Poco prima delle 14.00 i partecipanti hanno approvato una risoluzione contro l’innalzamento a 65 anni dell’età di pensionamento.

Anche numerosi media hanno seguito i lavori. Come abbiamo potuto constatare alla sera, i loro articoli sono stati in generale positivi. Meno univoci sono invece risultati i commenti dei lettori almeno nei siti dei principali media come il Blick e 20minutes. I più grandi consensi (likes) arrivano dalla Romandia mentre nella Svizzera tedesca i lettori si dicono per la maggior parte contrari al pensionamento a 60 anni.

Oscar Zbinden, responsabile dell‘informazione

1° incontro nazionale delle guardie di confine a Olten

La voce della base

Come ogni Landsgemeinde, anche l’incontro nazionale delle guardie di confine ha lasciato ampio spazio alle opinioni della base. Ecco alcune dichiarazioni:

Una guardia di confine: «Diversamente da una volta, ora una guardia anziana deve fornire le stesse prestazioni di un 25enne. Se non lo fa, rischia di ricevere valutazioni cattive».

Un altro collega si sente tradito dal Consiglio federale: «Il termine di transizione non è ancora scaduto e già arriva il prossimo massiccio taglio. La politica si comporta in modo vergognoso!»

Un’altra guardia: «Quando sono entrato nel Cgcf, mi era stato promesso che avrei potuto andare in pensione a 58 anni per compensare lo stipendio che non era tra i più alti e il lavoro a turni. Adesso questo non conta più. Non è possibile! C’è un contratto e va rispettato».

Una guardia ticinese: «È in gioco la nostra salute. La salute è un diritto anche per noi guardie».

Nemmeno le guardie più giovani condividono la proposta di lavorare cinque anni più a lungo e fanno i loro calcoli anche se devono aspettare ancora 30 anni o più prima di andare in pensione. Non sono disposte ad accettare ulteriori massicci peggioramenti delle condizioni di lavoro e delle prospettive professionali. Un collega della Svizzera orientale ribadisce: «Significherebbe semplicemente lavorare più a lungo, rispettivamente di più».


Il consigliere nazionale Stefan Müller-Altermatt (PPD/SO) ha comunque invitato tutti a votare due volte sì alla previdenza 2020 il 24 settembre 2017.


Oscar Zbinden, responsabile dell‘informazione

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