Poche novità, solo giochi di numeri

23.09.2010

Gli esperti motivano il no alla LADI

 

Il 9 settembre 2010 a Berna gli esponenti della socialità hanno spiegato perché i Cantoni, le Città e le istituzioni sociali – al di là delle convinzioni politiche –respingono la revisione della LADI: è una revisione asociale, miope, che non offre vere soluzioni.

 

Edith Olibet, municipale bernese e membro dell’Iniziativa delle Città – Politica Sociale, ritiene che il progetto non faccia altro che riversare i costi: da una parte, dall’assicurazione disoccupazione all’assistenza sociale e, dall’altra, dalla Confederazione ai Cantoni e ai Comuni. Le Città si troveranno quindi nella scomoda posizione dell’ultimo della catena.

Già attualmente buona parte delle iscrizioni all’assistenza sociale sono imputabili alle carenti prestazioni dell’assicurazione disoccupazione. “Se le smantelliamo ulteriormente, si renderà necessario un appoggio maggiore a più lungo termine. Sarà quindi sempre più difficile uscire dall’assistenza sociale. Basti ricordare che lo scorso anno a Berna il tasso di reintegrazione nel mercato del lavoro è sceso dal 42% al 30,4%.”

 

Pierre-Yves Maillard, consigliere di Stato vodese, attira l’attenzione sui costi elevati che i Cantoni devono assumersi a seguito dei costanti risparmi e tagli alle assicurazioni sociali. Nel Canton Vaud, ad esempio, negli ultimi 16 anni il numero delle persone al beneficio dell’assistenza sociale è raddoppiato. Il suo dipartimento prevede che a causa della crisi, della revisione LADI e della V revisione AI le spese per l’assistenza sociale aumenteranno di un ulteriore terzo entro il 2012.

Eppure l’assistenza sociale non è la soluzione per i disoccupati, prima di tutto perché rende il reinserimento molto più difficile. Secondariamente, l’assicurazione disoccupazione investe molto meno nella formazione dei disoccupati se questi passano prima al beneficio dell’assistenza a causa dei tagli alle indennità giornaliere. Se già i Cantoni devono pagare di più, meglio farlo a favore dei giovani che non trovano lavoro perché non sono sufficientemente qualificati o non hanno seguito un apprendistato.

 

Walter Schmid, presidente della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale (COSAS), osserva che il valido principio della riduzione del debito in un ciclo congiunturale non è stato trascurato solo in passato: la proposta di revisione lo prolunga anche nel futuro. Di conseguenza, l’assicurazione disoccupazione, finora sana e finanziata adeguatamente, viene esposta al rischio di un sottofinanziamento permanente e di un sovraindebitamento. Oltre all’AI, diventerebbe la seconda grande istituzione sociale che può essere risanata solo con tagli costanti alle prestazioni e alla cerchia di beneficiari. L’assicurazione disoccupazione finirebbe nel cappio dell’indebitamento costante.

USS, PL (09.09.2010)

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