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La sicurezza dei nostri confini sulle spalle dei doganieri – e degli svizzeri?

Comunicato stampa del 26 agosto 2026

Gli spari avvenuti giovedì 20 agosto, in prossimità della frontiera di Thônex, che hanno causato un ferito, sono l’ennesima dimostrazione di una situazione sul fronte della sicurezza che continua a deteriorarsi. Dal 2025, infatti, in questa regione si moltiplicano gli episodi di violenza legati alla guerra tra mafie.

I doganieri sono in prima linea.

La risposta delle autorità? Si continua a parlarci di polivalenza.

Ma la sicurezza dei doganieri e quella della popolazione non si possono ridurre a una parola che suona bene.

Un errore nel controllo delle persone può costare una vita. Anche più di una. Un errore nella lotta contro la frode può inoltre significare migliaia di franchi in meno nelle casse della Confederazione.

Rapine nelle armerie, furti di veicoli di lusso, attacchi ai bancomat, home-jacking, traffico di stupefacenti o ancora falsi poliziotti: la criminalità evolve, ma i mezzi a disposizione della dogana non tengono il passo (per non parlare di quelli delle polizie cantonali…).

Sebbene l’UDSC contribuisca in misura significativa alle entrate della Confederazione, continua a subire i programmi di risparmio. Come gli altri uffici. Formazione in materia di sicurezza ridotta, materiale obsoleto, infrastrutture vetuste. I nostri MP5 hanno talvolta quasi 50 anni, le nostre pistole P30 non sono più coperte da garanzia e gli equipaggiamenti di protezione sono ormai superati.

Abbiamo già lanciato l’allarme, pubblicamente (in particolare nei confronti del mondo politico federale) e durante le nostre riunioni con la Direzione. Eppure, nulla cambia – o ben poco.

Fino a quando, dunque, la sicurezza continuerà a essere una voce su cui risparmiare?

Il budget dell’esercito aumenta. Bene. Ne va della sicurezza del Paese. Ma la sicurezza degli svizzeri, appunto, non si limita alla sua dimensione militare. Chiediamo quindi che anche l’UDSC disponga di mezzi supplementari per far fronte, in collaborazione con le polizie cantonali, anch’esse confrontate con una carenza di effettivi, alla criminalità transfrontaliera.

Chiediamo effettivi adeguati ai nostri compiti, una formazione rafforzata in materia di sicurezza, materiale moderno e infrastrutture adeguate.

I doganieri non chiedono privilegi. Chiedono i mezzi necessari per svolgere il proprio lavoro, per la Svizzera e per gli svizzeri, e per poter tornare a casa in sicurezza.

La sicurezza del personale doganale, infatti, non è negoziabile. E nemmeno quella degli svizzeri che i doganieri hanno il compito di proteggere.

A disposizione per ulteriori informazioni 

  • Jean-Luc Addor, presidente centrale Garanto, consigliere nazionale VS, 078 824 36 64

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