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Attualità

Garanto dispone di un nuovo sito web

Dal 30 luglio 2026, Garanto dispone di un nuovo sito web. Dal punto di vista dei contenuti, il sito non ha subito modifiche sostanziali.

Il nuovo sito web presenta un’importante novità: i contenuti esclusivi vengono visualizzati automaticamente quando un socio effettua l’accesso.

Senza effettuare l’accesso, il visitatore del sito web può consultare tutte le informazioni pubbliche. I contenuti dell’ex area riservata ai soci sono tuttavia protetti. Effettuando l’accesso (in alto a destra), il visitatore potrà visualizzare anche tali contenuti. Tali contenuti protetti riguardano informazioni giuridiche specifiche relative al mondo del lavoro, nonché l’accesso a determinati vantaggi.

Utilizzare le credenziali di accesso precedenti o richiederne di nuove

Molti soci disponevano già, sul vecchio sito web, di credenziali di accesso valide costituite da nome utente e password. Queste dovrebbero continuare a funzionare. Chi non dispone di credenziali di accesso o ha dimenticato quelle precedenti può richiederne di nuove inviando un’e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Nelle prime due settimane di agosto, queste nuove richieste di credenziali di accesso verranno elaborate gradualmente.

Non tutto sarà immediatamente perfetto

Il sito web è completamente nuovo e verrà ampliato e perfezionato passo dopo passo. In particolare, la visualizzazione su smartphone verrà ottimizzata gradualmente entro la fine del 2026. Ad agosto, alcuni elementi non saranno ancora visualizzati in modo ottimale.

È possibile che all’inizio non tutto funzioni come desiderato. Si prega di inviare messaggi di errore, richieste, idee e suggerimenti di miglioramento all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Dal 2027 i soci di Garanto beneficeranno di una migliore protezione giuridica professionale

I delegati di Garanto hanno elaborato un pacchetto di misure volto a rafforzare la protezione giuridica professionale, risanare le finanze dell’associazione e migliorare il reclutamento di nuovi soci. Questo insieme di provvedimenti rappresenta essenzialmente un piano di risanamento destinato a preparare Garanto alle sfide future.

L’aspetto più importante è che, a partire dal 2027, Garanto offrirà ai propri soci la migliore protezione giuridica professionale di cui possa beneficiare il personale dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC). Entro la fine dell’anno, il Comitato centrale definirà la soluzione che sostituirà l’attuale sistema interno garantito tramite il servizio giuridico del SSP.

Decisioni adottate

  • A partire dal 2027, Garanto affiderà la protezione giuridica professionale a una società esterna.
  • Garanto adeguerà di conseguenza il contratto di associazione con il SSP.
  • Garanto rimarrà affiliata all’USS, beneficiando di una riduzione di due terzi del contributo annuale.
  • Garanto porrà fine all’attuale contratto di collaborazione con Movendo con effetto alla fine del 2026.
  • La quota associativa rimarrà invariata.
  • Modifica degli statuti: d’ora in poi anche l’Assemblea dei delegati potrà decidere in merito ai contratti di collaborazione di Garanto (in precedenza tale competenza spettava solo al Congresso).

Assemblea dei delegati: approvato il finanziamento di una campagna di acquisizione soci

L’Assemblea dei delegati del 29 maggio scorso ha deciso di autorizzare il Comitato centrale a incaricare un’agenzia specializzata di realizzare una campagna di reclutamento, con l’obiettivo di rafforzare il marchio Garanto negli anni a venire.

Sono inoltre state approvate tutte e cinque le mozioni presentate dalle sezioni, tre delle quali all’unanimità.

L'analisi del sondaggio Garanto – e perché è utile un audit

Lo scorso inverno, Garanto ha incaricato la società esterna BDO di condurre un sondaggio per capire, attraverso i propri membri, cosa non funziona. I risultati hanno confermato ciò che Garanto già sapeva.

Solo la situazione in Ticino si è discostata dalle aspettative: i riscontri dalla regione Sud sono stati positivi. Il presidente centrale Jean-Luc Addor e la segretaria centrale Debora Caminada hanno potuto constatare di persona il motivo di tale situazione durante la loro visita del 19 maggio scorso alla Dogana Sud a Chiasso: vi hanno scoperto una cultura esemplare di gestione del personale.

La società esterna BDO ha redatto un rapporto per riassumere questi risultati e formulare raccomandazioni d’azione. In esso vengono evidenziati sei punti:

  1. Utilizzare le valutazioni regionali per apportare miglioramenti mirati
  2. Migliorare la formazione Allegra, identificare i punti deboli, accompagnare meglio i diplomandi
  3. Ottimizzare gli strumenti digitali
  4. Rafforzare i concetti di comunicazione e partecipazione
  5. Sostenere i collaboratori in modo mirato
  6. Creare prospettive a lungo termine

L'analisi conferma i motivi per cui il presidente centrale Jean-Luc Addor ha chiesto al Parlamento, il 20 marzo, una verifica esterna dell'UDSC. Per lui è chiaro che sono necessarie misure per ripristinare la fiducia del personale e del settore privato. Nella sua presa di posizione del 13 maggio, il Consiglio federale, a torto, crede di poter eludere la necessità di una valutazione approfondita della situazione.

In poche parole: il Consiglio federale dichiara che l’UDSC sta facendo tutto il necessario e il possibile affinché tutto proceda per il meglio. Ma evita di specificare cosa funziona bene e cosa funziona meno bene. Menziona persino verifiche periodiche da parte di DaziT, senza indicare cosa tali verifiche abbiano rivelato.

Una verifica esterna valuterebbe tutte queste misure invece di limitarsi a menzionarle. Ciò rafforzerebbe la fiducia, in particolare all’interno della classe politica e dell’economia. Se, inoltre, i metodi di gestione particolarmente efficaci messi in atto in Ticino facessero scuola, come menzionato da BDO nel suo primo punto, anche il personale sarebbe coinvolto in modo più efficace nella trasformazione.

Questa riorganizzazione non deve sovraccaricare il personale

Il 7 maggio la Direzione ha comunicato la propria decisione di raggruppare gli attuali 6 livelli regionali e 23 livelli locali in 4 regioni e 16 uffici doganali. Le associazioni del personale erano state informate il giorno prima tramite una teleconferenza informativa.

Le misure annunciate comportano importanti cambiamenti organizzativi. Oltre alla riduzione del numero di regioni e di uffici doganali, è prevista una lunga fase di transizione e l’introduzione di nuove procedure di selezione per numerose funzioni dirigenziali. Questi cambiamenti suscitano nel personale preoccupazione, incertezza e molte domande.

Questa riorganizzazione riguarda soprattutto i quadri, per i quali l’UDSC è tenuta, in base al piano sociale e alle ordinanze sul personale federale, a coinvolgere le associazioni del personale. Per ricollocare questi nove dirigenti di livello locale, che in futuro saranno in esubero, e altre persone interessate in nuove funzioni, l'UDSC ha già elaborato un piano in tre fasi.

Garanto è convinta che una trasformazione di questa portata possa essere attuata con successo solo grazie alla responsabilità, al rispetto reciproco e alla solidarietà di tutti i collaboratori. In qualità di sindacato del personale doganale, desideriamo ricordare alcuni principi fondamentali:

  • Nessun collaboratore deve essere lasciato solo;
  • Il personale deve poter contare su sostegno, accompagnamento e trasparenza;
  • Il personale attuale, motivato e ben formato, è la vera ricchezza dell’UDSC;
  • I cambiamenti organizzativi non devono gravare ulteriormente né sulla missione dell’UDSC né sui collaboratori;
  • Le associazioni del personale devono essere coinvolte concretamente nelle successive fasi decisionali;
  • Il piano sociale deve essere applicato integralmente.

Il sindacato seguirà con attenzione gli sviluppi futuri e continuerà a impegnarsi a difesa degli interessi dei lavoratori.

Rivendicazioni salariali 2023

Garanto e le altre associazioni del personale hanno presentato le loro rivendicazioni salariali per il 2023 al consigliere federale Maurer.

 

Il 31 gennaio si è tenuto un primo incontro durante il quale Garanto ha chiesto un aumento reale degli stipendi e la piena compensazione del rincaro per il 2023. Per Garanto è tempo di colmare il gap tanto più che negli ultimi due anni le associazioni del personale hanno rinunciato consapevolmente alle loro rivendicazioni. Un aumento reale sarebbe anche un segnale di stima e considerazione nei confronti dei collaboratori e delle collaboratrici dell’UDSC che hanno affrontato con coraggio e determinazione le sfide della pandemia.

Il Parlamento federale vuole davvero seppellire il partenariato sociale?

I sindacati del personale federale, con un approccio che la stessa Keller-Sutter ha definito costruttivo, avevano negoziato con il Consiglio federale un aumento salariale dello 0,5% per il 2026 a titolo di compensazione del rincaro.

Non si chiedeva la luna.

Risultato? Il Consiglio degli Stati ha concesso… lo 0%. Oggi, con una maggioranza di 121 voti contro 66 e 5 astensioni, il Consiglio nazionale ha accordato soltanto un aumento dello 0,1%.

La posta in gioco? Poco meno di 34 milioni su un budget di 90… miliardi.

Si parla, tra l’altro (pensiamo al personale dell’UDSC), di dipendenti fedeli che, mentre subiscono le dolorose incertezze di una altrettanto dolorosa ristrutturazione dell’UDSC, rischiano la vita ogni giorno e ogni notte alle nostre frontiere. Per la sicurezza dei cittadini di questo Paese… e dei loro rappresentanti eletti. Ma anche — cosa che a Palazzo federale sembra essere stata dimenticata — per incassare dazi doganali per un importo di 23 miliardi. Si parla anche di coloro che, in vista del G7 di Evian nel giugno 2026, si preparano a rinunciare ai loro congedi e alle loro vacanze.

Il Parlamento federale è davvero pronto a seppellire quello che viene chiamato partenariato sociale, un termine che oggi sembra aver perso ogni significato? È consapevole delle conseguenze delle decisioni prese finora per il 2026?

Ci saranno, ora, al Consiglio degli Stati, dei rappresentanti eletti che chiederanno di tornare a quanto è stato negoziato e sostenuto dal Consiglio federale?

Dipendenti dell’UDSC, prendete il telefono. Ora. Chiamate tutti i consiglieri agli Stati e i consiglieri nazionali che conoscete. Spiegate loro la realtà del vostro lavoro. E ricordate loro che le prossime elezioni si avvicinano…

Inviate questo messaggio anche ai vostri colleghi che non sono ancora soci di Garanto, per motivarli ad aderire al nostro sindacato: insieme potenziamo il nostro potere collettivo e siamo ancora più forti di fronte al potere politico.

Negoziati salariali della Confederazione: accordo su una compensazione del rincaro dello 0,5%, ma permangono le critiche

COMUNICATO STAMPA – Le associazioni del personale e la presidente della Confederazione, Karin Keller-Sutter, hanno raggiunto oggi un accordo nell’ambito dei negoziati salariali: per il personale federale è prevista una compensazione del rincaro pari allo 0,5%. Tuttavia, le richieste di riduzione avanzate dalle Commissioni delle finanze suscitano forte irritazione tra le associazioni del personale, che chiedono al Parlamento di rispettare il risultato delle trattative.

Un aumento salariale dello 0,5% non rappresenta un risultato straordinario. Esso consente di compensare l’inflazione attesa – che secondo le previsioni attuali dovrebbe attestarsi allo 0,2% nel 2025 – ma solo in misura limitata. Rimane quindi possibile un recupero molto modesto del ritardo accumulato negli anni precedenti. Nel settore privato, inoltre, l’indagine salariale UBS prevede per il 2026 misure salariali dell’1,0%.

Con il pacchetto di sgravio 2027 (PS27), il personale dovrà già far fronte a un significativo peggioramento delle condizioni di lavoro. Il risultato delle trattative salariali è quindi strettamente legato al PS27: le associazioni del personale avevano accettato una riduzione delle misure salariali dall’1,0% allo 0,5% proprio per evitare ulteriori peggioramenti delle condizioni d’impiego.

Le associazioni del personale esprimono dunque forte contrarietà di fronte alle proposte delle due Commissioni delle finanze, che intendono ridurre i fondi destinati alla compensazione del rincaro. Tale intervento rappresenterebbe un’ingerenza significativa nel partenariato sociale all'interno dell’Amministrazione federale e metterebbe in discussione l’esito delle trattative tra le associazioni e il Consiglio federale. Le associazioni chiedono pertanto al Parlamento di rispettare l’accordo raggiunto e ad approvare la proposta del Consiglio federale, che prevede una compensazione del rincaro dello 0,5%.

Un appello a favore del personale federale e del servizio pubblico

Quando è troppo è troppo! Rivolgiamo un appello a sostegno del personale federale e del servizio pubblico. Sono a rischio la qualità delle prestazioni dell’Amministrazione federale e l’attrattività della Confederazione quale datore di lavoro. Il personale ne ha abbastanza dei continui e perfidi attacchi alle condizioni di lavoro e, indirettamente, al suo operato e al servizio pubblico.

Una serie di misure di risparmio, ad esempio nella ricerca, negli studi scientifici, nei programmi e nei compiti nel campo della prevenzione o della statistica, colpiscono i gruppi di popolazione vulnerabili. Progetti e attori importanti sono colpiti da questo pacchetto di misure di risparmio, che comporta una riduzione dei posti di lavoro non solo nell'amministrazione federale, nel settore dei PF o nelle imprese parastatali, ma anche nelle istituzioni che offrono servizi alla società civile.

Nel nostro appello chiediamo al Consiglio federale di

  • astenersi da ulteriori attacchi alle condizioni di lavoro del personale federale che da già un contributo elevato nell’ambito del pacchetto di sgravio 27 e del nuovo sistema salariale;
  • opporsi fermamente agli attacchi del Parlamento contro il personale federale (Mozione 25.3974) e difendere il buon funzionamento del servizio pubblico;
  • elaborare un’analisi degli effetti del nuovo sistema salariale, in particolare del processo di valutazione. Attualmente, non si conoscono ancora tutti i dettagli del nuovo sistema salariale;
  • coinvolgere finalmente il personale nelle consultazioni su questioni che lo concernono direttamente.

Dite basta e firmate l'appello lanciato dalla Comunità d'interessi del personale federale. In questo modo eserciterete pressione affinché venga posto fine al deterioramento delle condizioni di lavoro del personale federale e del servizio pubblico. Invitate anche i vostri colleghi e colleghe a firmare l'appello.

Si prega di firmare l’appello online oppure di scannerizzare questo modulo debitamente compilato e di inviarlo entro e non oltre il 30 gennaio 2026 a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Potete anche inviarlo per posta: Associazione del personale della Confederazione APC, Wabernstrasse 40, 3007 Berna.

Una serie di misure di risparmio, ad esempio nella ricerca, negli studi scientifici, nei programmi e nei compiti nel campo della prevenzione o della statistica, colpiscono i gruppi di popolazione vulnerabili. Progetti e attori importanti sono colpiti da questo pacchetto di misure di risparmio, che comporta una riduzione dei posti di lavoro non solo nell'amministrazione federale, nel settore dei PF o nelle imprese parastatali, ma anche nelle istituzioni che offrono servizi alla società civile.

 

Si prevede di consegnare l'appello in occasione dell'incontro con la consigliera federale Karin Keller-Sutter nel febbraio 2026. Vi informeremo in un secondo momento sui dettagli della consegna.

Pacchetto di sgravio 27 – il presidente centrale Jean-Luc Addor scrive una lettera alla Consigliera federale Karin Keller-Sutter

Il presidente centrale Jean-Luc Addor vuole che i dipendenti dell'UDSC siano esclusi dalle misure di risparmio del pacchetto di sgravio 27. Egli critica il fatto che i dipendenti giurati dell'UDSC, che sono esposti agli stessi rischi e pericoli quotidiani del resto del personale amministrativo, siano equiparati a quest'ultimo in termini di lavoro fisico, turni e rischi. A tal fine ha scritto una lettera alla presidente della Confederazione e alla direttrice del DFF Karin Keller-Sutter per esporre le sue argomentazioni.

Ecco la lettera originale in francese e tradotta in tedesco

Compensazione del rincaro PUBLICA

Il presidente centrale Jean-Luc Addor ha dato seguito alle richieste dell'assemblea dei delegati del 13 giugno e ha inviato una seconda lettera alla presidente della Confederazione Keller-Sutter. In questa lettera, a nome di Garanto, chiede

  1. la reintroduzione di un meccanismo di adeguamento regolare o almeno parziale delle rendite all'inflazione;
  2. in caso contrario, che venga presa in considerazione la corresponsione di un'indennità straordinaria per attenuare gli effetti dell'inflazione.

 

Leggi la lettera originale in francese (in versione PDF) o la traduzione in tedesco

L’alcol rischia di far saltare la legge sulle dogane

La legge sulle dogane è fatta e finitiva anche se per l’entrata in vigore definitiva bisogna ancora attendere le pertinenti ordinanze e l’ultimo periplo tra le cerchie e gli uffici interessati. Nell’attesa rimane applicabile la vecchia legge.

 

Il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati hanno trovato un accordo e finalmente hanno emanato la nuova legge sulle dogane. A inizio giugno le due Camere hanno appianato rapidamente le ultime divergenze e il 20 giugno hanno approvato la legge in votazione finale. Ora bisogna affrontare gli ultimi lavori in vista dell’entrata in vigore effettiva. Questa fase potrebbe richiedere anche più di un anno.

 

Il Consiglio degli Stati infastidito dall’imposizione delle bevande spiritose

La legge sulle dogane ha rischiato di essere bocciata dal Consiglio degli Stati in votazione finale a causa dell’imposizione delle bevande spiritose. Il settore degli alcolici non ha gradito l’integrazione della legge sulle bevande distillate nella legge sulle dogane. La capa del DFF, Karin Keller-Sutter, voleva assolutamente concludere questo periplo che durava da ormai tre anni e ha convinto il Consiglio degli Stati ad aderire alla sua causa con una sorta di promessa: approvando la legge sulle dogane, si sarebbe risolta anche la questione dell’imposizione delle bevande spiritose. Normalmente in questi casi sarebbe necessaria una domanda formale al Parlamento e una votazione. Se la mossa è fattibile nell’ottica dello Stato di diritto o se potrà costituire un precedente per future votazioni su leggi mastodontiche e contestate sarà probabilmente oggetto di analisi da parte di costituzionalisti e, forse, anche di politologi.

Ma che razza di legge è se riesce ad entrare in vigore solo grazie a un trucco che ricorda le abilità di evasione del famoso mago Houdini? Vista l’imminente chiusura di redazione, il giornale di Garanto non è riuscito a scoprire cosa pensano il settore dei distillati o i costituzionalisti. Comunque sia, il Parlamento ha approvato la legge.

 

Keller-Sutter ha fatto di tutto per l’approvazione della legge sulle dogane

Fa tuttavia riflettere il fatto che per salvare la legge Keller-Sutter abbia dovuto intervenire a più riprese in modo energico: nella primavera 2023 ha creato il gruppo di lavoro Hofmann per ovviare alle lacune più gravi del progetto e qualche settimana dopo ha evitato la proposta di rinvio della Commissione dell’economia e dei tributi con un appassionato discorso in Consiglio nazionale. Infine, il 20 giugno 2025 ha presentato l’imposizione delle bevande spiritose alla frontiera. Solo il futuro ci dirà se le ordinanze alla legge sulle dogane potranno mascherare o eliminare gli errori nell’architettura della legge.

 

Ora si passa alle ordinanze

Si presume che nei prossimi mesi gli uffici discuteranno i dettagli dell’implementazione e definiranno le ordinanze. Rimangono da chiarire tra l’altro questioni fiscali e di politica di sicurezza. Le ordinanze verranno infine sottoposte agli uffici, ai dipartimenti, ai Cantoni, alle associazioni e alle cerchie interessate dalla legge sulle dogane per l’ultima grande consultazione. In questo contesto dovrebbe essere interpellato anche Garanto in qualità di rappresentante del personale dell’UDSC.

Dato che le consultazioni potrebbero richiedere più tempo del solito e che potrebbe rendersi necessario un adeguamento di alcune soluzioni già decise internamente nell’ambito di DaziT, è possibile che l’entrata in vigore della nuova legge sulle dogane richieda mesi se non addirittura anni.

 

Marco Benz nuovo direttore supplente dell’UDSC

Alla chiusura di redazione, il giornale non è riuscito a stabilire se e in che misura le ordinanze alla legge sulle dogane e la procedura di consultazione siano legate alla nomina di Marco Benz quale direttore supplente dell’UDSC. Appare tuttavia evidente che con le sue competenze di specialista doganale Benz, in carica dal 1° luglio, avrà un ruolo fondamentale nell’ultimo atto del dramma che accompagna la legge sulle dogane.

Basta risparmiare a scapito del personale!

Soppressione di posti di lavoro, «ottimizzazione» del sistema salariale con rinunce per milioni di franchi e ora anche tagli alle vacanze, ai premi di fedeltà e alla cassa pensioni. Le associazioni del personale e i sindacati ne hanno abbastanza di questa insensata politica di austerità a scapito del personale.

 

Il Consiglio federale vuole risparmiare fino a 100 milioni di franchi l’anno sulle condizioni di lavoro del personale. Una decisione che le associazioni del personale e i sindacati contestano aspramente in particolare perché queste rinunce non sono necessarie e fanno più danno che utile all’Amministrazione federale.

 

In una prima fase dei negoziati a febbraio 2025, la CI Personale federale ha accettato tagli per 65 milioni di franchi alle condizioni di lavoro, raggiungendo che i risparmi si limitassero sulla compensazione del rincaro e sui premi di prestazioni. Sono invece falliti i negoziati seguenti con il Dipartimento federale delle finanze (DFF) sulle possibilità di risparmiare gli altri 35 milioni a partire dal 2027. Il Consiglio federale ha accettato solo poche proposte della CI Personale federale. Ha per contro approvato peggioramenti in materia di vacanze, premi di fedeltà e cassa pensioni contro la volontà delle associazioni del personale. Un barlume di speranza rimane a livello di previdenza professionale: si potrebbe infatti trovare una soluzione in grado di contenere i danni materiali per il personale.

 

Nel frattempo il Consiglio federale ha pubblicato – il 30 aprile 2025 – il progetto di modifica del sistema salariale. Dietro al concetto apparentemente innocuo di «ottimizzazione del sistema salariale» si cela un pacchetto di risparmio con massicci peggioramenti per il personale, in particolare per le classi medio-basse. Lo stipendio obiettivo sarà inferiore di dieci punti percentuali rispetto allo stipendio massimo attuale. Per le collaboratrici e i collaboratori che oggi non hanno raggiunto il massimo ciò significa che in futuro guadagneranno meno e che molti si vedranno «congelati» nella loro evoluzione salariale. A meno che non rientrino nella categoria dei quadri superiori per i quali il salario obiettivo corrisponde al massimo attuale. I quadri continueranno quindi a percepire lo stesso stipendio o addirittura uno stipendio superiore. Di fatto assisteremo a una ridistribuzione a favore dei quadri superiori e a scapito delle classi più basse.

 

Inoltre, l’«ottimizzazione» del sistema salariale creerà a lungo termine un «potenziale di sgravio» complessivo di 60 milioni di franchi. Questa ridistribuzione e i tagli salariali sono inaccettabili per la CI Personale federale. L’Ufficio federale del personale (UFPER) si è finora rifiutato di discutere i previsti cambiamenti del sistema salariale e di accreditare al pacchetto di sgravio il volume di risparmio. Un pessimo segnale per il partenariato sociale.

 

Basta: la CI Personale federale reagirà e organizzerà azioni contro le misure di risparmio insensate e asociali.

Le misure di risparmio non risparmiano nessuno

Le massicce misure di risparmio decise dal Consiglio federale in materia di personale sono estremamente difficili da ingoiare per le associazioni del personale ma anche per l’UFPER. Attualmente le parti stanno negoziando soluzioni per limitare al massimo l’impatto negativo ma non si scappa: la coperta è troppo corta da tutti i lati.

 

Per quanto entrambe le parti, associazioni del personale e UFPER, si siano messe diligentemente al lavoro, è difficile trovare un’intesa globale anche perché le misure si intersecano: se si fanno concessioni per A, B, C e D ne pagheranno le conseguenze. Le associazioni del personale, tra cui Garanto, si battono in particolare in difesa degli interessi delle categorie di personale più vulnerabili. La situazione è grave soprattutto per le categorie che già si trovano fortemente sotto pressione a causa dei processi in corso e che lavorano in contesti difficili.

 

Ne sono un esempio i nostri collaboratori operativi all'UDSC. Per loro Garanto deve trovare soluzioni in parte in contrasto con le irritanti disposizioni del Consiglio federale che chiede tagli trasversali per tutti i dipartimenti e per tutte le categorie di personale senza distinzioni. Qui sono chiamate a intervenire tutte le parti: Consiglio federale, UFPER, UDSC, Parlamento e parti sociali.

 

Ma chi c’è dietro?

Che tira le fila non è il Consiglio federale, né l’UFPER o l’UDSC e tanto meno Garanto e le altre associazioni del personale: è stata la maggioranza in Parlamento a fare pressione affinché si facciano degli adattamenti, e il Consiglio federale lo segue. L’unica «equità» in tutta questa storia è il fatto che la ricerca di una soluzione grava massicciamente su tutte le parti, ad eccezione come detto della maggioranza in Parlamento.

 

In marzo l’UFPER e le associazioni del personale hanno discusso le misure meno incisive incassando qualche delusione: gli aspetti meno dolorosi sono anche quelli con il minor potenziale di risparmio. Per motivi di confidenzialità negoziale, attualmente Garanto non può entrare nei dettagli.

 

Quanto pesa il nuovo sistema salariale?

La situazione è stressante soprattutto perché non risparmia proprio nessuno. E questo è tutto «merito» del Parlamento. Garanto non può fare promesse concrete se non quella di dar fondo a tutte le possibilità per contenere al massimo i danni. L’unica certezza è che nel 2026 l’Amministrazione federale deve risparmiare 30 milioni di franchi.

 

Come se non bastasse, il Consiglio federale ha commissionato un nuovo sistema salariale in sostituzione di quello attuale, che peraltro continua a dare ottime prove. Su questa scelta i pareri divergono. In particolare ci si interroga sull’opportunità di integrarla nelle riflessioni riguardanti le misure di risparmio. I due progetti sono completamente distinti dal punto di vista amministrativo ma collegati da quello politico. Garanto informerà prossimamente sul nuovo sistema e sui suoi punti cardine.

Condizioni di assunzione per il personale federale: un compromesso nonostante le critiche di fondo

Le associazioni del personale e i sindacati scendono a compromessi sull’applicazione delle misure di risparmio decise dal Consiglio federale alla voce personale, pur ribadendo che il peggioramento delle condizioni di assunzione è inopportuno e inutile e che risparmiare a scapito del personale è una manovra politica puramente simbolica. Questa frenesia risparmista è fuori luogo. Le associazioni del personale e i sindacati hanno negoziato duramente con il DFF per ridurre al minimo i danni per il personale e l’Amministrazione.

 

Le associazioni del personale e i sindacati non condividono i piani di risparmio a scapito del personale federale. La decisione è ingiustificata e fa più danno che utile. Le misure decise dal Consiglio federale riguardanti le condizioni di assunzione dovrebbero consentire risparmi fino a 100 milioni di franchi in tre anni.


Le misure di risparmio non permettono in nessun caso di correggere le uscite salariali. Affermare che il personale federale è viziato o troppo pagato è una leggenda metropolitana: lo studio pubblicato nell’autunno 2024 da PricewaterhouseCoopers (PwC) è giunto alla conclusione che le remunerazioni totali corrisposte dall’Amministrazione federale sono compatibili con quelle versate da datori di lavoro simili.


Per evitare misure eccessive e antisociali e ridurre al massimo le conseguenze del «pacchetto di sgravio» per il personale federale, le associazioni hanno negoziato un compromesso:

  • Nessun taglio agli assegni famigliari e mantenimento del salario in caso di malattia. È stato possibile evitare le varianti.
  • Riduzione delle misure salariali generali con possibilità di compensare moderatamente il rincaro.
  • Nessun peggioramento a breve termine delle disposizioni in materia di assunzione per il 2026, i punti più critici non verranno attuati prima del 2027.
  • Riduzione a corto termine dei premi di prestazione.

 

Priorità: risparmiare dove non fa male

I tagli per 35 milioni di franchi previsti a partire dal 2027 (ad es. vacanze, premi per anzianità di servizio ecc.) verranno discussi nei prossimi mesi. Le associazioni del personale della CI Personale federale (APC, transfair, garaNto e VPOD) si batteranno in particolare in difesa degli interessi delle classi salariali inferiori che dovranno risentirne il meno possibile. La CI Personale federale invita il Consiglio federale a rivedere le proprie indennità e prestazioni, oltre che risparmiare sulle spalle del personale.  

La riduzione della franchigia aumenterà il carico di lavoro per il personale doganale

Garanto ha già presentato le sue argomentazioni sulla riduzione della franchigia dal 1° gennaio 2025 lo scorso marzo durante il processo di consultazione del Consiglio federale. Garanto rimane convinto che la franchigia di 150 invece di 300 franchi comporti un aumento del carico di lavoro per il personale doganale.
Con la trasformazione dell'UDSC, in particolare negli ultimi tre anni, la situazione del personale doganale è già molto tesa. Perdipiù, il Parlamento sta discutendo attualmente nell'ambito della sessione invernale le misure di risparmio sui salari al personale federale. Con questa inutile misura, il Consiglio federale agisce senza necessità a spese di una categoria di personale già fortemente sotto organico.

Lo studio PwC dimostra l'infondatezza delle misure di riduzione dei costi della Confederazione

Infine, è disponibile un fact checking: la Comunità d'interesse Personale federale (CI) accoglie con favore lo studio comparativo sui salari di PriceWaterhouseCoopers (PwC) “Condizioni d'impiego nell'Amministrazione federale a confronto con il settore pubblico, semipubblico e privato”.

 

Le conclusioni dello studio PwC sulle retribuzioni lo confermano: le retribuzioni complessive dell'Amministrazione federale sono paragonabili a quelle del gruppo di riferimento. Lo studio si conclude con la seguente osservazione: “In conclusione, le differenze osservate tra le retribuzioni complessive delle varie funzioni dell'Amministrazione federale e quelle del gruppo di riferimento sono in linea di principio comprensibili, tenendo conto di tutte le condizioni di impiego analizzate nell'ambito di questo studio comparativo”. È quindi da cestinare la posizione assunta dall'Istituto per la politica economica svizzera (IWP), che questa primavera ha cercato di dimostrare un divario retributivo pubblico tra il 12 e il 15%.

 

Le condizioni di lavoro presso la Confederazione sono buone e in equilibrio con quelle di altre organizzazioni e aziende del settore privato. Solo alcune funzioni sono meglio retribuite presso la Confederazione rispetto al gruppo di riferimento. Secondo lo studio, tuttavia, la differenza di retribuzione non è significativa, a differenza delle posizioni dirigenziali, ad esempio, che nella Confederazione sono retribuite significativamente meno rispetto al gruppo di riferimento. È importante tenere presente che la Confederazione, con le sue 41,5 ore settimanali, si colloca in cima alla scala in termini di orario di lavoro. Lo studio PwC mostra chiaramente che gli attacchi al personale federale sono solo punti sulla tabella di marcia politicamente motivata da un Parlamento di orientamento borghese. Questi attacchi, che negli ultimi mesi si sono basati sulla posizione dell'istituto IWP, sono ora privi di qualsiasi base fattuale come certificato dallo studio comparativo di PwC.

 

È quindi del tutto incomprensibile e infondata la decisione del Consiglio federale di risparmiare entro il 2028 100 milioni di franchi a scapito delle retribuzioni e delle condizioni di lavoro. Altrettanto incomprensibile è che il Consiglio federale veda nello studio di benchmarking di PwC “un certo margine di manovra per un ‘contributo del personale federale’ all'alleggerimento del bilancio”.

 

Sulla base dei dati disponibili, questa decisione non può essere giustificata. Essa non solo comporterebbe un indebolimento delle condizioni di lavoro del personale federale e del buon funzionamento dell'Amministrazione federale nel suo complesso, ma ridurrebbe anche in modo significativo la competitività dell'Amministrazione federale sul mercato del lavoro. La CI Personale federale chiede pertanto al Consiglio federale di revocare la sua incomprensibile decisione di tagliare gli stipendi e le condizioni di lavoro di almeno 100 milioni di franchi. Un programma di smantellamento che prevede un risparmio totale di 300 milioni di franchi nel settore proprio è una minaccia per migliaia di posti di lavoro nell'Amministrazione federale. Non può essere imposto senza consultare gli interessati. Il CI chiede pertanto al Consiglio federale di incaricare l'Ufficio federale del personale (UFPER) di organizzare tale consultazione e di dare al personale la possibilità di presentare al Consiglio federale e all'UFPER proposte di risparmio alternative.

Nuovo colpo d’ascia per il personale federale

Il 5 settembre è stato pubblicato il rapporto del gruppo di esperti guidato dall’ex direttore dell’Amministrazione delle finanze Serge Gaillard concernente la verifica dei compiti e il riesame dei sussidi. Il rapporto include anche misure a scapito del personale federale, tra cui la soppressione di 1300 impieghi e tagli al credito per il personale pari a 60 milioni di franchi nel 2026, 120 nel 2027 e 180 nel 2028. È evidente che queste misure sono state fortemente influenzate dallo studio condotto dall’Istituto svizzero di economia politica dell’Università di Lucerna, secondo cui la Confederazione corrisponde salari eccessivi e non conformi al mercato. Non ci stiamo! In buona sostanza il gruppo di esperti ha servito al Consiglio federale una wild card per risanare le finanze federali a scapito del personale.

 

Nuvole nere sugli aeroporti di Ginevra e Basilea

Il rapporto solleva anche il problema degli aeroporti di Ginevra e Basilea. Allo scopo di risparmiare altri 22 milioni di franchi chiede ai Cantoni un indennizzo per il lavoro svolto o la ripresa dei compiti. Questa proposta si fonda su una raccomandazione presentata al DFF dal Controllo federale delle finanze.

 

Garanto è informato dei negoziati in corso tra il dipartimento e i Cantoni e sa che l’UDSC si batterà in difesa dei compiti che svolge in questi aeroporti.

 

Chiesto un incontro con Keller-Sutter

Il rapporto suscita preoccupazione dal punto di vista della politica del personale. Il gruppo di esperti, con le sue proposte, interviene massicciamente nelle pratiche consolidate del partenariato sociale. I presidenti delle associazioni del personale hanno pertanto chiesto un incontro con la consigliera federale Karin Keller-Sutter.

 

Prossime mosse

Il Consiglio federale valuterà le proposte degli esperti e preparerà un pacchetto di misure che andrà in consultazione a fine anno. Le Camere ne discuteranno nel 2025. Garanto e le altre associazioni del personale prenderanno posizione e si adopereranno per creare un fronte di opposizione con una campagna volta a convincere i parlamentari che alla voce personale federale si è già risparmiato a sufficienza.

La LE-UDSC, una mina vagante

La nuova legge sulle dogane, meglio nota con la sigla LE-UDSC, ha valore di quadro normativo. Non disciplina solo questioni doganali ma contiene anche altre disposizioni, riguardanti ad esempio l’imposta sul valore aggiunto o l’imposizione del tabacco, dell’alcol e degli oli minerali, che sono state stralciate dai disposti tributari proprio per essere integrate nella nuova legge. La LE-UDSC non contempla quindi solo i regimi doganali al confine ma raggruppa anche moltissime procedure affini, i cui dettagli verranno ripartiti su molti più disposti rispetto ad ora.

Il fatto che la nuova legge funga da quadro normativo implica che integri molte disposizioni intersettoriali. Queste disposizioni sono formulate in modo molto fumoso e generico allo scopo di tenere conto delle situazioni più diverse. Ciò significa che molti dettagli che in passato trovavano spazio nella legge ora verranno regolamentati a livello di ordinanza o di direttiva.

 

Difficoltà a livello esecutivo

Il quadro normativo permette di disciplinare molti aspetti più in fretta, in modo più agile e dinamico a livello di ordinanza o direttiva. Se a prima vista questa prospettiva appare addirittura auspicabile, a uno sguardo più attento non sfuggono gli svantaggi non indifferenti che comporta per entrambi i lati dello sportello. Prima di tutto, il rischio di contenzioso è maggiore, dato che i termini intenzionalmente poco chiari lasciano uno spazio di interpretazione eccessivo. Inoltre, se le disposizioni cambiano in fretta, è più difficile capire quali sono applicabili e quali non lo sono più.

Nel nuovo contesto è più difficile trovare la disposizione corretta e applicabile. Questa difficoltà emerge ad esempio quando si rilevano divergenze a posteriori. Se una disposizione è stata modificata spesso nel corso degli anni, bisogna capire se e quando è stata effettivamente commessa una violazione con effetto retroattivo e quale disposizione è stata infranta.

Con questa difficoltà si scontrerà anche il personale dell’UDSC quando dovrà fornire informazioni o consultare le norme nell’ambito della normale attività di controllo. Se una parte non sa (ancora) nulla della modifica, potrebbe scaturirne un conflitto. È vero che anche il diritto vigente non esclude questa eventualità, ma se le disposizioni cambieranno più in fretta, il potenziale è maggiore. Il rischio di conflitti può esacerbarsi anche nel caso in cui ordinanze e direttive vengono introdotte senza l’avvallo del Parlamento perché le parti interessate non verrebbero sentite nell’ambito della procedura di consultazione e le cerchie economiche potrebbero sentirsi giustamente svantaggiate.

 

A che punto è la LE-UDSC?

Le sfide suesposte potrebbero diventare realtà se la politica darà il proprio benestare alla forma proposta dall’UDSC. Nella primavera 2024 il Consiglio nazionale ha trasmesso al Consiglio degli Stati nell’ambito dell’iter legislativo ordinario una versione riveduta della LE-UDSC. Come già per il Consiglio nazionale, sarà dapprima la Commissione dell’economia e dei tributi a discuterla. Trasmetterà poi i risultati della propria valutazione al Consiglio degli Stati per la decisione. Se ci saranno divergenze tra le due Camere (cosa già ora molto probabile), verrà avviata la procedura di appianamento. L’esito è incerto. Il referendum sarebbe possibile.

C’è in ogni caso una nota positiva: questo processo non influenzerà ulteriormente l’ammodernamento delle IT nell’ambito di DaziT che viene implementato in base al diritto vigente.

Roberto Messina e Daniel Gsiler nominati co-presidenti ad interim

Il 24 maggio Daniel Gisler e Roberto Messina sono stati brillantemente eletti all’unanimità alla co-presidenza dai 32 delegati al congresso. Il direttore dell’UDSC Pascal Lüthi e il capo dell’ambito direzionale Operazioni Cédric Doleyres ci hanno fatto l’onore della loro presenza. I delegati hanno avuto mezz’ora di tempo per porre domande al direttore che ha risposto in modo preciso e personale. Insieme al testo della risoluzione nella quale si chiedono condizioni di lavoro eque e moderne, Garanto gli ha consegnato un regalo simbolico, un bonsai.

Approvate due risoluzioni

Con la risoluzione intitolata «Per una vita migliore: condizioni di lavoro eque e moderne per il personale dell’UDSC», Garanto chiede misure concrete per attenuare la pressione sul personale dell’UDSC e piani di carriera per i revisori e gli assistenti doganali. Maggiori informazioni sono contenute nella risoluzione.

Con la seconda risoluzione Garanto rivendica la piena compensazione del rincaro sui salari e sulle rendite per tutelare il potere d’acquisto del personale dell’UDSC e dei pensionati della dogana. Questa settimana Garanto e le altre associazioni del personale attireranno l’attenzione sul tema nell’ambito di un’azione volta a rafforzare il potere d’acquisto.

Nomina del comitato centrale e adeguamento degli statuti

I delegati hanno inoltre eletto tutte le candidate e tutti i candidati al comitato centrale. Gli uscenti sono stati riconfermati. Alla successione dei dimissionari Nelly Galeuchet e Angelo Ries – che ringraziamo per il loro impegno – sono stati eletti Rina Cano e Renato Hänzi della sezione Berna. Infine, i delegati al congresso hanno approvato due piccole modifiche statutarie riguardanti gli articoli 30 e 56 e dettate da motivi organizzativi.

In collaborazione con tutto il comitato centrale, i nuovi co-presidenti ad interim, Daniel Gisler e Roberto Messina, proseguiranno la ricerca di un presidente esterno. Qualora si trovasse una persona idonea, verrà convocato un congresso straordinario.

La legge sulle dogane al Consiglio degli Stati

Il 25 marzo la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S) ha discusso la LE-UDSC. In una lettera ai soci Garanto ha attirato l’attenzione in particolare sui pericoli comportati dall’articolo 13 della versione proposta dal Consiglio nazionale (sessione di primavera) che propone di dichiarare unicamente le merci assoggettate a dazio. Senza dichiarazione non è tuttavia possibile applicare una strategia di controllo fondata su dati affidabili e adeguata ai rischi. Ne conseguirebbero oneri maggiori per la popolazione e per le imprese. L’UDSC si vedrebbe costretto a investire le sue scarse risorse in ulteriori controlli invece di poterle destinare alla protezione dei confini e a procedure di sdoganamento più efficaci. In particolare, la scelta di non dichiarare le merci minerebbe l’affidabilità della statistica del commercio esterno. Oltre a chiedere la reintroduzione dell’imposizione provvisoria, Garanto raccomanda di escludere dalla revisione la legge sull’alcool e tutti gli altri disposti di diritto tributario come la legge sull’imposizione degli oli minerali, la legge sui prodotti del tabacco, la legge sul CO2 e, dato il caso, anche la legge sull’IVA.

 

Garanto ha inoltre parlato personalmente con singoli soci. In particolare ci è venuto in aiuto un ex doganiere della Svizzera settentrionale che ha ottime relazioni con l’UDC.

 

Il risultato della prima discussione è spiegato nel comunicato stampa del 26 marzo. La CET-S ha nel frattempo sentito i rappresentanti della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP) e della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), per capire cosa pensano i Cantoni delle decisioni del Consiglio nazionale. Su tale base la Commissione ha approvato la legge all’unanimità.

 

In occasione della prossima seduta, in programma il 25 maggio, bisognerà approfondire anche la questione della dichiarazione delle merci e del grave rischio di importare merce contraffatta in quantità maggiore. Questo permetterà ai membri della Commissione di affrontare la deliberazione di dettaglio con cognizione di causa. Si presume che la legge passerà al Consiglio degli Stati dopo la pausa estiva.

La legge sulle dogane in Consiglio nazionale: decisioni contraddittorie

Il 6 marzo sono stati discussi tutti gli oggetti presentati dalla Commissione dell’economia e dei tributi (CET). Ecco alcune riflessioni sui temi di maggiore interesse.

 

Dichiarazione delle merci

Il Parlamento ha seguito la proposta della maggioranza di assoggettare all’obbligo di dichiarazione all’importazione e all’esportazione solo le merci gravate da dazio. Lo stesso Parlamento ha però anche deciso che l’UDSC deve riscuotere l’imposta sul valore aggiunto per tutte le merci importate. Non resta che sperare che il Consiglio degli Stati risolva questa contraddizione nel senso auspicato da Garanto.

 

Attivazione e riferimento

Il Parlamento ha deciso, di allinearsi alla maggioranza della CET che proponeva una formulazione potestativa. Una decisione che Garanto può accettare.

 

Standardizzazione

I parlamentari non sono entrati nel merito della proposta di escludere altri disposti oltre alla LAlc.

 

Garanto segue l’evoluzione con occhio particolarmente attento.

Durante i lavori si è discusso molto di guardie di confine e specialisti di dogana. Apparentemente è difficile abituarsi alla nuova organizzazione. È altrettanto evidente che questo progetto di legge necessita ancora di parecchio tempo, come ha sottolineato l’ex presidente della CET Leo Müller. Sono stati ad esempio sollevati dubbi sulla conformità all’OMC di alcune decisioni. La consigliera nazionale vodese Michaud Gigon (I Verdi) ha invitato il Consiglio degli Stati a chinarsi sulla questione e a verificare contraddizioni e punti poco chiari. Con la decisione odierna la LE-UDSC passa alla seconda Camera che ne discuterà già il 25 marzo. Garanto seguirà i lavori con particolare attenzione.

Riduzione della franchigia: Garanto chiede di non entrare nel merito della revisione di legge

Garanto ha partecipato alla consultazione e ha esposto quattro motivi importanti per non entrare nel merito del progetto.

 

  • Nemmeno togliendo la franchigia i cittadini svizzeri rinunceranno a fare i loro acquisti all’estero.
  • L’economia punta alla liberalizzazione e al libero mercato ma nel contempo vuole frenare chi ne approfitta introducendo divieti. Alla fine sarà la popolazione svizzera a dover pagare due volte questa politica: l’abbassamento della franchigia fa inevitabilmente aumentare il lavoro per l’UDSC e per chi paga le imposte.
  • Vediamo una contraddizione rispetto all’abolizione dei dazi industriali. Ciò che apparentemente danneggiava l’economia è stato eliminato ma parimenti vengono introdotti nuovi ostacoli per i consumatori.
  • Questa misura comporta un aumento dei controlli e delle colonne al confine e godrà di scarsa accettazione. Nella peggiore delle ipotesi assisteremo a un aumento delle merci non dichiarate e, di conseguenza, l’applicazione comporterà un onere sproporzionato.


Vai al testo della consultazione (solo in tedesco)

Le associazioni del personale chiedono un aumento salariale del 4%

Nella prima tornata di negoziati salariali per il 2024, le associazioni del personale hanno giustificato la loro richiesta di un aumento salariale del 4%. Parallelamente, gli obiettivi in termini di politica del personale e partenariato sociale sono stati concordati in una dichiarazione d'intenti congiunta.

 

Negli ultimi anni, gli impiegati federali non hanno ricevuto la piena compensazione del rincaro a causa della difficile situazione finanziaria. Durante le trattative salariali di oggi, le parti sociali hanno concordato che questo ritardo non deve continuare ad accumularsi. Nella dichiarazione d'intenti firmata oggi si legge: " si cercherà di compensare i mancati adeguamenti al costo della vita nel medio termine".

 

Per il 2024 si prevede un aumento dell'inflazione dell'1,9%. Nel frattempo, gli aumenti dei prezzi degli ultimi tre anni dovranno essere recuperati dell'1,5% (perdita di potere d'acquisto). Inoltre, nel prossimo ciclo di negoziati dovrà essere incluso un "margine di manovra per i negoziati tra le parti sociali" (come concordato anche nella dichiarazione d'intenti). Su questa base, le associazioni del personale APC, SSP, Transfair e Garanto chiedono congiuntamente di mettere a bilancio il 4% per le misure salariali nel 2025.

 

Il 3 giugno si terrà il secondo round di negoziati salariali: sarà l'ultima occasione per correggere il bilancio 2025 prima che venga adottato dal Consiglio federale.

L’ordinanza sulle dogane è stata adeguata

Il 7.2.2023 in occasione dell’incontro con i responsabili dell’UDSC, le associazioni del personale sono state informate sulle nuove Rules of Engagement ROE (regole 360°) e hanno avuto la possibilità di prendere posizione. Garanto dubita in particolare che l’art. 228 dell’ordinanza sulle dogane costituisca una base legale sufficiente per coinvolgere gli specialisti di dogana negli interventi mobili. Sotto la guida dell’ex consigliere di Stato Urs Hofmann le associazioni del personale hanno elaborato alcune proposte allo scopo di migliorare la sicurezza del diritto per il personale fino all’entrata in vigore della nuova LE-UDSC. L’UDSC ha trasformato queste proposte in modifiche concrete che il Consiglio federale ha approvato il 22.12.2023.

 

  • Gli articoli 228, 229 e 232 OD sono stati precisati e completati allo scopo di creare una base legale chiara per l’uso delle armi da fuoco da parte degli specialisti doganali nell’ambito degli interventi misti.
  • Le nuove disposizioni sono transitorie e applicabili fino all’approvazione della LE-UDSC.
  • Si ribadisce che la decisione di portare l’arma è volontaria e non comporta svantaggi a livello professionale.

 

La revisione dell’ordinanza sulle dogane entra in vigore il 1° febbraio 2024. Anche le Rules of Engagement verranno adeguate. Garanto avrà in ogni caso modo di prendere posizione.

 

dettagli sono pubblicati nell’area riservata ai soci.

Tre obiezioni alla LE-UDSC, versione CET del 24.11.2023

La CET ha concluso il dibattimento sulla revisione totale della legge sulle dogane a fine novembre. Garanto ha saputo dai comunicati stampa cosa è stato deciso e ha analizzato i risultati.

 

Secondo i comunicati stampa pubblicati dalla CET-N il 30 agosto 2023, la bozza di legge include una disposizione secondo cui devono essere dichiarate solo le merci assoggettate al pagamento di tributi. Per usare una metafora, si potrebbe dire che per il controllo dei biglietti sul treno devono presentarsi spontaneamente al controllore solo coloro che viaggiano senza biglietto. Gli altri non vengono considerati. Per quanto grottesca, questa metafora potrebbe corrispondere alla realtà nel traffico transfrontaliero delle merci. 

 

Garanto ritiene che rinunciare alla dichiarazione doganale significhi perdere dati importanti e mettere a repentaglio la digitalizzazione, oltre che permettere alle pecore nere di sfruttare la situazione e cavarsela senza conseguenze. Un vuoto di dati è controproducente anche per i partner dell’economia che generano il diritto e può essere evitato solo continuando a dichiarare tutte le merci.

 

Una standardizzazione non necessaria per l’imposizione doganale

 

Le procedure di imposizione previste dalla LIOm, dalla LPTab e dalla LAlc sono attualmente disciplinate in modo specifico per ogni settore e non sono subordinate in senso stretto alla legge doganale. Con la LE-UDSC non sarà più così. Gli attori dei settori interessati dovranno trovare un denominatore comune. La CET-N ha deciso di escludere solo la LAlc dalla revisione totale della LD.

 

Garanto ritiene necessario escludere dalla revisione totale della legge sulle dogane anche le normative in materia di oli minerali e prodotti del tabacco. Nell’interesse dell’economia bisogna in particolare evitare che la LE-UDSC comporti una standardizzazione su vasta scala.

 

L’obbligo di referenziazione e di attivazione minaccia seriamente il sistema logistico agile e dinamico

 

Prima dell’attivazione da parte del dichiarante o del trasportatore, ogni invio/merce deve essere referenziato in funzione del mezzo di trasporto con cui valicherà il confine. Le disposizioni della LE-UDSC (art. 17, 18, 19 in combinato disposto con l’art. 20) prevedono a grandi linee che il dichiarante non avrà più il diritto di decidere quando la sua dichiarazione diventerà vincolante. La dichiarazione verrà generata automaticamente quando il mezzo di trasporto referenziato attraverserà il confine.

 

Garanto ritiene che secondo i principi della logistica moderna il tempo è denaro e ogni centimetro di superficie caricabile conta. L’agilità a livello operativo è quindi fondamentale. Gli autocarri devono essere caricati o scaricati con flessibilità. L’obbligo di referenziare la merce in funzione del mezzo di trasporto limita fortemente o addirittura compromette la flessibilità e l’agilità richieste dalla logistica.

 

Garanto studierà con attenzione la bozza delle decisioni della CET che verrà pubblicata a inizio gennaio e ne valuterà le conseguenze per il personale, i posti di lavoro e la trasformazione.

 

L’oggetto verrà discusso dal Consiglio nazionale prevedibilmente nella sessione primaverile a marzo 2024.

Trattative salariali fallite

Il 16 novembre 2023, dopo tre intense tornate negoziali, sono fallite le trattative salari con la Ministra delle finanze Karin Keller-Sutter, responsabile del personale. Questo nonostante la pressione esercitata tramite una petizione del personale federale firmata da 8’974 persone che chiedeva la piena compensazione del rincaro. I sindacati si dicono profondamente delusi.

 

La delusione è grande. Anche dopo tre tornate di trattative salariali, le posizioni dei sindacati dell’Amministrazione federale e della Ministra delle finanze Karin Keller-Sutter sono rimaste talmente distanti da non poter trovare un risultato che andasse bene a entrambe le parti. Dal punto di vista dei sindacati, le negoziazioni salariali sono pertanto fallite. 

 

All’inizio delle trattative, gli stessi sindacati avevano consegnato alla Consigliera federale una petizione con cui 8’974 collaboratrici e collaboratori della Confederazione rivendicavano con forza la piena compensazione del rincaro e la compensazione dell’inflazione residua degli anni precedenti (in totale il 2,6 per cento). Il tutto è terminato con un nulla di fatto: malgrado questo forte segnale del personale federale non è stato possibile risolvere le divergenze.

 

Nelle prossime settimane, il Consiglio federale deciderà in via definitiva sulle misure salariali.

Scocca l'ora dei lobbisti

Dopo che il Parlamento è entrato nel merito della nuova legge sulle dogane contro il parere della commissione competente, tocca alle lobby scendere in campo.

 

Tanto complesso e fragile è il diritto doganale nel contesto globale, tanto semplicistiche appaiono le prime proposte della CET-N.

 

Ad esempio, di fronte al fatto che il diritto doganale sancisce il principio secondo cui tutte le merci che transitano fisicamente dalla frontiera devono (e non possono) essere dichiarate, la CET-N propone la possibilità di rinunciare alla dichiarazione per le merci non assoggettate all’obbligo doganale.

 

Ma la CET-N pensa veramente di rinunciare alla dichiarazione nei casi in cui il dazio non è dovuto?

 

«E perché no?» potrebbe chiedersi chi non è del mestiere. Perché, di fatto, ciò significherebbe non poter più condurre analisi dei rischi e controlli commisurati ai rischi. Verrebbero a mancare le basi per il perseguimento penale e per statistiche affidabili. I primi a risentirne sarebbero lo Stato, i Cantoni, la ricerca, l’economia ma anche altri settori che in futuro dovranno operare solo sulla base di stime e supposizioni.

 

Aumenterebbero anche i rischi per la sicurezza della popolazione visto che una parte delle merci che arrivano in Svizzera non soddisfano le normative e già attualmente i controlli sono effettuati in funzione dei rischi e in base alle indicazioni fornite nella dichiarazione.

 

Non possiamo dimenticare che molte delle merci che arrivano in Svizzera attraverso la posta pacchi non sono assoggettate all’obbligo doganale e vengono quindi consegnate al destinatario o immesse in commercio senza controlli. Senza i dati delle dichiarazioni non si potrebbero svolgere controlli mirati e affidabili e si permetterebbe a falsificazioni, merci pericolose, sostanze vietate, prodotti di scarso valore o nocivi per la salute, armi e medicamenti inaffidabili di arrivare in Svizzera ancora più facilmente. Infine, non si potrebbero più riconoscere tendenze né elaborare analisi o previsioni utili per l’evoluzione dell’economia, dei trasporti, dei prezzi, dell’origine ecc. oppure lo si potrebbe fare solo con sforzi eccessivi e risultati insoddisfacenti.

Sarah Wyss si dimette – Gisler e Ries copresidenti ad interim

Dopo le dimissioni a sorpresa della presidente centrale Sarah Wyss con effetto dal 15 luglio, le redini di Garanto passano ad interim ai due ex vicepresidenti Daniel Gisler e Angelo Ries fino al prossimo congresso previsto il 24 maggio 2024. Il vicepresidente Roberto Messina mantiene la sua carica e sosterrà la copresidenza.

Sarah Wyss ha presentato le proprie dimissioni a seguito di divergenze con il comitato centrale sull’ulteriore modo di procedere e sulla valutazione della trasformazione.

Rispettiamo la sua decisione anche se ci rattrista profondamente. Ringraziamo Sarah per il grande impegno, per averci supportato in un momento difficile e per essere stata una mediatrice molto efficace. Gliene siamo estremamente grati.

Più opportunità per le donne all’UDSC

Il gruppo di lavoro di Garanto "Sciopero delle donne 2023" ha colto la giornata d'azione dell'Unione sindacale svizzera come un'opportunità per sviluppare idee per aumentare le pari opportunità per le donne nell'UDSC.

Le presenti rivendicazioni sono state sviluppate in occasione di 3 conferenze regionali e adottate da più di 30 donne associate a Garanto tramite conferenza zoom il 14.6.2023.

Le rivendicazioni sono state poi consegnate ad una delegazione dell'UDSC presieduta da Isabelle Emmenegger.

 

Vai al catalogo delle rivendicazioni

Colloqui salariali con la consigliera federale Keller-Sutter: si prospetta la compensazione degressiva del rincaro

Il 2 maggio hanno avuto luogo i colloqui salariali con la consigliera federale Keller-Sutter. Garanto e le associazioni del personale hanno insistito sulla piena compensazione del rincaro che attualmente si fissa al 2,2%. Il rincaro effettivo potrà essere calcolato solo a fine anno.

 

Il budget della Confederazione prevede solo l’1 percento. Come già in occasione dell’ultimo incontro, la consigliera federale ha ribadito che le finanze federali non navigano in buone acque. Garanto ha quindi proposto di modificare la ripartizione e di considerare l’eventualità di una compensazione degressiva. Ossia, di concedere la piena compensazione alle classi salariali più basse. Keller-Sutter ha reagito positivamente alla proposta e ha dato mandato all’UFPER di elaborarne l’attuazione. Una decisione in merito verrà tuttavia presa solo durante la seduta di metà novembre.

Spira un vento nuovo: l’UDSC tiene conto delle preoccupazioni dei sindacati in merito alla sicurezza

Negli ultimi tempi il vento è girato segnando un’inversione di tendenza che dal nostro punto di vista va considerata positiva. Finalmente l’UDSC prende sul serio le associazioni del personale. Il merito va in primo luogo alla nuova capodipartimento, Karin Keller-Sutter, che ci ha dato ascolto. Il DFF ha infatti assegnato all’ex consigliere di Stato argoviese Urs Hofmann il mandato di fungere da mediatore e di valutare attentamente le nostre osservazioni.

Nelle argomentazioni riguardanti le regole d’impiego 360° abbiamo messo in dubbio la conformità alla legge delle disposizioni sul porto e l’uso dell’arma. Abbiamo inoltre messo in guardia dai pericoli di un’istruzione di tiro e di difesa personale insufficiente nell’ambito di ALLEGRA e per gli specialisti. Il DFF ha capito la nostra posizione e, d’intesa con l’UDSC e con Garanto, ha adottato alcune misure:

  • L’UDSC precisa l’art. 232 dell’ordinanza sulle dogane e definisce regole chiare per gli interventi 360°. È incontestato che per questi interventi il porto dell’arma ai sensi dell’art. 228 OD è lecito.
  • Viene organizzata una tavola rotonda sull’istruzione di tiro e di difesa personale nell’ambito di ALLEGRA e per gli specialisti.
  • Le associazioni del personale verranno sentite tempestivamente in merito a tutte le questioni rilevanti nell’ottica del personale.

Finalmente anche il personale può raccogliere i frutti del lavoro sindacale: Garanto ha presentato i propri argomenti in modo molto dettagliato e li ha fatti valere con determinazione. Siamo riusciti a crearci un varco che ci permetterà di garantire anche in futuro la sicurezza e la protezione giuridica sul posto di lavoro.

Sappiamo tuttavia di non essere arrivati alla fine dei nostri sforzi. Ci aspettano ancora negoziati duri ma vi ringraziamo sin d’ora per i vostri riscontri, anche per quelli più critici.

Tasso di interesse minimo applicabile all’avere di vecchiaia PUBLICA: Garanto critica aspramente la decisione

Ancora nel corso del 2022 Garanto e le altre associazioni del personale della Confederazione avevano protestato davanti all’Organo paritetico della cassa di previdenza della Confederazione (OPC), criticando in particolare la scelta dello stesso OPC di dare un segnale preciso senza tuttavia spiegarlo agli assicurati.

 

Che ne è stato della strategia a lungo termine?

Deploriamo che l’OPC non segua una strategia a lungo termine. La previdenza professionale va impostata su un orizzonte temporale di diversi decenni. Le oscillazioni a breve termine non sono rilevanti. Bisogna piuttosto raggiungere un obiettivo di previdenza fissato nell’interesse degli assicurati e garantire le rendite a lungo termine.

 

Gli assicurati finanziano le misure di risanamento

Di fatto un tasso di interesse così basso implica che le misure di risanamento vengono finanziate unilateralmente dagli assicurati. Ciò è contrario allo spirito della previdenza professionale secondo cui in questi casi anche la Confederazione in qualità di datore di lavoro deve dare il proprio contributo. Non accettiamo che l’OPC si scosti da questo principio.

 

Bernd Talg, rappresentante di Garanto in seno all’OPC, afferma: «Sul fronte dei salariati, nessuno è veramente contento di questa decisione. Durante la prima seduta del 17 novembre è stato chiesto l’1,25 %, visto che tutti gli esperti di previdenza professionale ci hanno lasciato intravvedere prospettive migliori per il futuro. Al 13 dicembre 2022 non avevamo ancora trovato un accordo. La decisione è stata presa perché il grado di copertura di Publica al 9 dicembre si attestava al 97,3%. Nessuna delle parti voleva adottare misure di risanamento che avrebbero comportato un aumento dei contributi e l’erosione della compensazione del rincaro. I rappresentanti della Confederazione hanno minacciato di passare la palla alla commissione di cassa qualora non si fosse giunti a un accordo, una prospettiva che volevamo evitare. Se, nonostante tutte le previsioni negative, nel 2023 il tasso di copertura dovesse aumentare, i rappresentanti dei lavoratori in seno all’OPC chiederanno immediatamente l’aumento del tasso di interesse».

 

Il presidente e il vicepresidente dell’OPC hanno ribadito la loro decisione in forma scritta. Garanto e le altre associazioni del personale cercheranno al più presto il dialogo con la nuova consigliera federale.

Le associazioni del personale hanno ottenuto un risultato migliore sul fronte della compensazione del rincaro

Al termine della terza tornata negoziale le associazioni del personale e il consigliere federale Ueli Maurer hanno concordato una compensazione del rincaro del 2,5%. Come appena confermato dal Consiglio federale, nel corso del prossimo anno sono previsti ulteriori colloqui.

I negoziati non si sono aperti sotto buoni auspici. Da un canto le finanze federali sono sempre più sotto pressione. Dall’altro, di fronte al forte rincaro (previsione 3%) e all’aumento dei premi di cassa malati (in media 6,6%), le aspettative del personale erano giustamente elevate. Senza contare che il tasso di disoccupazione è il più basso degli ultimi venti anni e la Confederazione deve poter reclutare personale ben qualificato anche in futuro.

I negoziati non si sono aperti sotto buoni auspici. Da un canto le finanze federali sono sempre più sotto pressione. Dall’altro, di fronte al forte rincaro (previsione 3%) e all’aumento dei premi di cassa malati (in media 6,6%), le aspettative del personale erano giustamente elevate. Senza contare che il tasso di disoccupazione è il più basso degli ultimi venti anni e la Confederazione deve poter reclutare personale ben qualificato anche in futuro.

Le collaboratrici e i collaboratori della Confederazione si meritano questa compensazione: dopo la pandemia è arrivata l’ondata di rifugiati dall’Ucraina e ora bisogna prepararsi ad affrontare una possibile crisi energetica.

Attenzione: tutti coloro che si trovano in garanzia salariale a causa di un cambio di contratto non ricevono la compensazione del rincaro ai sensi dell'art. 52a cpv. 2 della OPers, né tantomeno beneficiano dell'evoluzione salariale.

Abolire i dazi industriali solo dopo l’entrata in vigore della nuova legge sulle dogane

Garanto si è battuto con tutte le forze contro l’abolizione dei dazi industriali visto che comporterebbe, tra l’altro, una diminuzione delle entrate pari a 600 milioni di franchi l’anno. L’abolizione dovrebbe diventare effettiva il 1° gennaio 2024, ma il Consiglio federale propone di posticiparla (v. rapporto supplementare del 19 ottobre 2022). Garanto è favorevole.

 

Conseguenze finanziarie

Garanto ha sempre messo in guardia dalle conseguenze che l’abolizione dei dazi industriali comporterebbe per le finanze federali. Ai 500 milioni preventivati durante la trattazione della legge se ne sono aggiunti altri 100 in sede di pianificazione finanziaria. Garanto ritiene che l’abolizione sia una scelta irresponsabile e non necessaria.

 

In concomitanza con la legge sulle dogane

Garanto condivide la proposta di posticipare l’abolizione dei dazi industriali anche per una questione di coerenza con la trasformazione dell’AFD nell’UDSC. Del resto, l’abolizione dei dazi è stata giustificata adducendo gli obiettivi di Dazit, ulteriori semplificazioni dei processi e sgravi per l’economia. A suo tempo Garanto ha dichiarato: «A tenore dell’articolo 1 della legge sulla tariffa delle dogane, che non è stato modificato, tutte le merci introdotte nel territorio doganale o asportate da esso devono essere classificate conformemente alla tariffa. Ciò vale anche per le merci in esenzione di dazio. Per l’economia svizzera, orientata all’esportazione, la classificazione corretta delle merci è inoltre fondamentale ai fini della statistica del commercio esterno, per l’applicazione delle norme sull’origine e per la riscossione di altri tributi (IVA, imposta su alcol e tabacco, CO2, oli minerali ecc.). Non da ultimo, la stessa AFD deve poter fondare la sua analisi dei rischi su dati affidabili». La presidente centrale Sarah Wyss afferma: «Considerate le difficoltà con le quali avanza la nuova legge sulle dogane, chiediamo di abolire i dazi industriali in concomitanza con l’entrata in vigore della nuova legge. Questo permetterà tra l’altro di alleggerire il piano finanziario».

Con il lavoro notturno salgono i rischi di salute e altro

Lavorare di notte non è adatto praticamente a nessuno, e non solo per motivi di salute. Eppure, circa un quinto dei dipendenti in Svizzera lavora regolarmente di notte, soprattutto nel settore della sanità, della polizia e dei servizi di sicurezza. A risentirne sono la psiche, la vita sociale e, in alcuni casi, anche la carriera professionale. Ne parliamo con il dottor Martin Meyer, ricercatore in cronobiologia.

Il Centro di cronobiologia di Basilea, che fa parte della Clinica psichiatrica universitaria, è uno dei centri leader a livello mondiale per la ricerca sul sonno. Oltre ai disturbi del sonno, questa disciplina studia l’orologio interno degli esseri umani che stabilisce il ritmo del sonno e della maggior parte dei processi metabolici.

Il sonno è regolato principalmente da due fattori: il tempo di veglia (quanto tempo restiamo svegli) e l’orologio interno (in gergo: ritmo circadiano). Secondo il nostro orologio interno, la sera il cervello rilascia ormoni per addormentarsi la sera e risvegliarsi al mattino. Ecco perché il turno di notte è una sfida particolare: il corpo fa esattamente il contrario di ciò che gli ordina il cervello.

Il cronobiologo Martin Meyer ci ha illustrato i problemi, le sfide, le strategie e le misure efficaci legate ai turni di notte.

Dottor Meyer, anche gli ospedali lavorano 24 ore su 24. Che provvedimenti adottano le strutture mediche?

Tutti i medici assistenti che fanno il turno di notte sono sottoposti a un controllo sanitario continuo, soprattutto quelli che soffrono di diabete, ipertensione e sovrappeso e quelli più anziani. Si tratta di fattori di rischio specifici per il lavoro a turni che vengono inclusi nella valutazione dell’idoneità. Gli ultracinquantenni, in particolare, hanno sì una maggiore esperienza di vita e conoscono i propri limiti, ma si adattano anche meno al lavoro notturno dal punto di vista psicofisico. Dormono meno e male durante il giorno e recuperano meno bene dopo un turno di notte. A livello medico, si consiglia quindi di non fare turni di notte dopo i 50 anni.

Quali fattori esterni devono essere presi in considerazione?

Un lungo tragitto casa-lavoro, un secondo impiego e obblighi privati o sociali rappresentano un carico particolare e sono presi in debita considerazione nella valutazione dell’idoneità del personale ai turni di notte.

Quali sono gli effetti collaterali tipici che si possono osservare di giorno nelle persone che fanno il turno di notte?

Gli effetti collaterali variano molto da persona a persona. Quando si dorme durante il giorno, si è più stanchi, più irritabili, ci si concentra meno e si soffre con maggiore frequenza di mal di testa e disturbi dell’appetito. Questo è per lo meno quanto osserva la medicina del sonno, oltre a svogliatezza, depressione, consumo di sonniferi e alcol e sovrappeso. Inoltre, alcune persone soffrono di stress sociale perché la loro vita sociale risulta compromessa dal lavoro notturno. Il lavoro nei fine settimana e nei giorni festivi complica ulteriormente questa situazione.

Esistono tipi di malattie più frequenti tra i lavoratori che fanno i turni di notte?

L’incidenza di tumori, soprattutto al seno, sovrappeso, ipertensione, diabete e demenza aumenta fra coloro che fanno regolarmente turni di notte. Ma non ci sono studi che abbiano finora dimostrato un nesso di causalità, ossia una spiegazione medica della correlazione.

Quali sono i rischi a cui bisogna prestare particolare attenzione durante un turno di notte?

La memoria, la concentrazione e l’attenzione sono ridotte, soprattutto tra le 4 e le 6 del mattino. Queste sono le due ore in cui storicamente si riscontra una quantità sproporzionata di disastri. Gli errori e le decisioni sbagliate, in queste ore, aumentano considerevolmente. Sarebbe molto più sicuro programmare i cambi di turno alle 4 del mattino anziché alle 6. Anche il rientro a casa presenta dei rischi. Chiunque torni a casa dopo un turno di notte deve sapere che il rischio di incidente dovuto al microsonno e alla disattenzione è molto più alto. Questo pericolo aumenta con l’età. Si consiglia di fare un pisolino prima di partire, soprattutto se il tragitto verso casa è lungo. Guidare per un’ora in autostrada presenta il rischio maggiore a causa della monotonia.

Cosa dovrebbero spiegare i datori di lavoro ai lavoratori in merito al turno di notte?

Ai datori di lavoro consiglio di far capire alle collaboratrici e ai collaboratori che durante il turno di notte avranno per forza dei cali di rendimento. Nei turni di notte bisogna essere molto prudenti: si commettono molti più errori e si corrono molti più rischi. Più si è stanchi, più si diventa impulsivi: non si cambia la propria bussola morale, ma si commettono errori, si prendono decisioni sbagliate. Insomma, la capacità di prendere buone decisioni diminuisce e l’autovalutazione si fa acritica. Non si notano più i propri errori. Negli ospedali, ad esempio, esistono speciali procedure standard per la notte: ogni azione viene controllata sistematicamente e bisogna attenersi rigorosamente al protocollo per evitare disastri.

Che dire della coscienziosità e della puntualità?

Chi lavora a turno è di solito molto puntuale e coscienzioso. Se si presenta alle 8 invece che alle 6, fa presto a diventare impopolare nel team. Per questo la puntualità di per sé non si è mai rivelata un problema.

Quali trucchetti aiutano a preparare bene il turno di notte?

La sera, prima di iniziare il turno, si dovrebbe bere caffè, assumere caffeina. Se il protocollo lo consente, ci si dovrebbe concedere anche un pisolino durante la notte. Altrimenti, consiglio di rimanere sempre attivi per sollecitare il cervello a rimanere sveglio ed evitare che il corpo si spenga. Si possono fare pause attive, cioè muoversi all’aria aperta per rinfrescare la concentrazione. Questo aiuta a superare le crisi intermedie.

Come valuta la situazione di quei dipendenti che non sono più giovani e che si trovano per la prima volta ad affrontare i turni di notte?

Per loro, i turni di notte comportano un cambiamento enorme. Non solo in termini di salute. Tutto il loro contesto viene stravolto. Ricordiamo che lo svizzero medio vive di norma in una relazione, ha obblighi privati e amicizie, magari anche qualche attività sociale o sportiva. Con i frequenti turni di notte, vi deve rinunciare in gran parte. È un cambiamento enorme nel ritmo della vita, per tutto il suo sistema sociale. Ne soffre anche chi gli sta vicino. Secondo i terapeuti, la fase di transizione ai nuovi ritmi dura di solito diversi mesi. È un processo che non può essere assimilato in pochi giorni.

Quale routine quotidiana consiglierebbe nei giorni in cui si lavora di notte?

Chi lavora dalle 5 alle 12 e poi inizia il turno di notte alle 22, incontra una difficoltà: se mangia a mezzogiorno dopo il lavoro, è probabile che abbia difficoltà a dormire, anche se sarebbe importante farlo per esempio almeno dalle 13 alle 16. Prima del turno di notte, dovrebbe cenare e, se possibile, fare un pisolino prima di iniziare il turno. Chi invece fa più turni di notte consecutivi dovrebbe far coincidere l’intero programma, in particolare gli orari del sonno e dei pasti, con gli orari di lavoro. Questo significa pranzare a metà del turno e andare a letto solo in tarda mattinata, ma dormire più a lungo.

Qual è il modo migliore per riprendersi dopo i turni di notte e tornare alla normalità quotidiana?

Invece di starsene sdraiati, cosa che si riscontra tipicamente fra le persone che lavorano spesso di notte, consiglio attività fisiche leggere come passeggiare, andare in bicicletta o fare giardinaggio; socializzare, mangiare regolarmente, rilassare lo spirito. È inoltre importante trascorrere il tempo libero all’aria aperta per beneficiare della luce e sostenere l’orologio interno, invece di stare a casa davanti alla tivù.

Quali sono i tipici segnali di allarme che indicano che i turni di notte stanno diventando troppo gravosi?

Stanchezza diurna, disturbi del sonno, insonnia, maggiore consumo di alcol, irritabilità, svogliatezza, tratti depressivi e comportamenti asociali, cioè non aver voglia di stare in compagnia.

Quanto è importante un atteggiamento positivo per affrontare meglio i turni di notte?

Un atteggiamento positivo nei confronti della notte aiuta sicuramente. Spesso la motivazione è finanziaria visto che i turni di notte sono meglio retribuiti. Questo è importante e giusto, ma allo stesso tempo invoglia le persone a lavorare di più di notte, cosa che può risultare controproducente per il tenore di vita. Il monitoraggio della salute, effettuato da un medico appositamente formato e in grado di dire con certezza che il lavoro a turni non è più indicato, risulta quindi fondamentale. Non devono assolutamente conseguirne svantaggi professionali se un medico nega ad un impiegato l’idoneità.

Bashing ingiustificato contro il personale federale

Uno studio dell’università di Lucerna sull’occupazione statale e parastatale in Svizzera ha suscitato vive reazioni soprattutto da parte dei quotidiani della Svizzera tedesca. Apparentemente il personale federale guadagna molto di più dei dipendenti del settore privato, con un salario medio di 117'000 franchi.

 

Nulla di più falso. Lo studio presenta errori grossolani. Usa dati inadeguati per calcolare il salario medio ma soprattutto pone a confronto due realtà estremamente diverse: l’Amministrazione federale con i suoi circa 40 000 dipendenti e l’intera economia privata che ne conta oltre 4 milioni e include settori a basso reddito come la gastronomia, il commercio al dettaglio e l’edilizia. Non sorprende quindi che il salario medio nell’Amministrazione federale risulti sensibilmente superiore a quello del settore privato nel suo insieme.

 

Un caso?

Solo nella prima settimana di sessioni l’UDC ha depositato sei interventi in cui porta avanti la sua campagna contro il personale federale. In particolare chiede di sottoporre il personale federale al CO, di ridurre a 35 000 gli effettivi federali e di eliminare i presunti privilegi (22.3963, 22.3962, 22.3961, 22.3960, 22.3959, 22.3957, 223934). A controbattere con fatti concreti e veritieri ci hanno pensato la presidente di Garanto Sarah Wyss e la presidente dell’APC con le loro interpellanze (22.4066 e 22.4065).

 

Non si può parlare di un incremento dei costi alla voce personale. Come si legge nelle spiegazioni alla mozione Guggisberg (21.3512), negli ultimi dieci anni le uscite per il personale sono rimaste stabili e hanno rappresentato circa l’8 per cento delle uscite ordinarie totali della Confederazione.

Piena compensazione del rincaro per il personale federale 2023

In primavera le associazioni del personale hanno ottenuto che nel preventivo venisse inserito un 2% per la compensazione del rincaro. Nel frattempo, tuttavia, il rincaro ha raggiunto il 3,5% e non vi sono certezze circa la piena compensazione nel 2023. L’APC ha quindi lanciato una petizione che verrà consegnata al Consiglio federale il 7 novembre durante i negoziati salariali.

 

La petizione può essere firmata qui.

Il Consiglio federale non tiene conto delle conclusioni della CdG

Garanto ha preso atto con irritazione del parere del Consiglio federale, pubblicato ieri pomeriggio, sulle raccomandazioni della CdG-S in merito alla trasformazione dell’AFD nell’UDSC. Non dando seguito ad alcune di esse, il Consiglio federale (quale potere esecutivo) dimostra di non prendere sufficientemente sul serio il rapporto della CdG-S (quale organo di vigilanza), affossando di fatto la fiducia nella ripartizione dei poteri che contraddistingue la democrazia svizzera. Non solo agli occhi di Garanto.

 

Le raccomandazioni espresse dalla CdG-S nel suo rapporto coincidono ampiamente con le richieste che Garanto porta avanti da tempo. Heidi Rebsamen, segretaria centrale di Garanto, ribadisce: «Per quanto ci concerne, restiamo fermi sulla nostra posizione: la riorganizzazione dell’UDSC deve essere interrotta finché non entreranno in vigore le basi legali necessarie». Dal canto suo, la presidente centrale e consigliera nazionale Sarah Wyss osserva: «Accogliamo con favore l’intenzione del Consiglio federale di armare il personale della carriera civile solo dopo l’entrata in vigore della revisione di legge, ma ribadiamo che l’obbligo dell’uniforme va revocato. Un’uniforme non è un semplice indumento di servizio (art. 70 OPers). Le guardie di confine indossano un’uniforme e sono armate. Le collaboratrici e i collaboratori della carriera civile, seppur con la stessa uniforme, non hanno la stessa sicurezza. Se si verifica una situazione di pericolo durante un controllo congiunto, non è possibile distinguere chiaramente chi porta l’arma. Il personale della carriera civile è quindi esposto a un rischio maggiore».

 

La trasformazione culturale tanto cara al Consiglio federale avviene senza il dovuto avvallo. Garanto lo ha più volte denunciato. Vogliamo una trasformazione culturale vera, che tenga conto delle due anime della dogana. Garanto esige inoltre un maggiore coinvolgimento del personale dell’UDSC (dogana e Cgcf) e una migliore considerazione delle sue conoscenze e competenze in vista dell’adozione di importanti decisioni tecniche.

Nuova legge sulle dogane: i diretti interessati, le loro esperienze e conoscenze vanno integrati nel processo parlamentare

L’UDSC è in piena trasformazione. Sebbene in giugno la CdG-S abbia criticato il Consiglio federale per la «politica del fatto compiuto» con la quale ha portato avanti la riforma senza prima approvare una nuova base legale, il 24 agosto lo stesso Consiglio federale non ha ritenuto necessario comunicare di aver approvato la revisione totale della legge. La segretaria centrale Heidi Rebsamen afferma: «Un comportamento del quale prendiamo atto con stupore ma che lascia intendere come il Consiglio federale non sia incline a discutere pubblicamente questa revisione».

 

Dal canto suo la presidente centrale e consigliera nazionale Sarah Wyss dichiara: «Analizzeremo attentamente la LE-UDSC. Nel frattempo ci aspettiamo che i diretti interessati, le loro esperienze e conoscenze vengano integrati nel processo parlamentare in particolare alla luce del fatto che nelle fasi iniziali questo coinvolgimento è stato decisamente insufficiente». Come già spiegato nella presa di posizione nell’ambito della procedura di consultazione, Garanto chiede che la futura struttura dell’UDSC sia disciplinata per legge. In particolare va regolamentata la questione del porto dell’arma. Anche il principio del servizio pubblico deve restare prioritario. Infine, il personale dell’UDSC non deve raccogliere dati personali particolarmente sensibili ma solo dati affidabili da mettere a disposizione dell’economia, del popolo e dello Stato. Last but not least, chiediamo che vengano garantite le basi legali della Cassa di previdenza. 

I diretti interessati, le loro esperienze e conoscenze vanno integrati nel processo parlamentare

L’UDSC è in piena trasformazione. Sebbene in giugno la CdG-S abbia criticato il Consiglio federale per la «politica del fatto compiuto» con la quale ha portato avanti la riforma senza prima approvare una nuova base legale, il 24 agosto lo stesso Consiglio federale non ha ritenuto necessario comunicare di aver approvato la revisione totale della legge.

 

La segretaria centrale Heidi Rebsamen afferma: «Un comportamento del quale prendiamo atto con stupore ma che lascia intendere come il Consiglio federale non sia incline a discutere pubblicamente questa revisione». Dal canto suo la presidente centrale e consigliera nazionale Sarah Wyss dichiara: «Analizzeremo attentamente la LE-UDSC. Nel frattempo ci aspettiamo che i diretti interessati, le loro esperienze e conoscenze vengano integrati nel processo parlamentare in particolare alla luce del fatto che nelle fasi iniziali questo coinvolgimento è stato decisamente insufficiente».

 

Come già spiegato nella presa di posizione nell’ambito della procedura di consultazione, Garanto chiede che la futura struttura dell’UDSC sia disciplinata per legge. In particolare va regolamentata la questione del porto dell’arma. Anche il principio del servizio pubblico deve restare prioritario. Infine, il personale dell’UDSC non deve raccogliere dati personali particolarmente sensibili ma solo dati affidabili da mettere a disposizione dell’economia, del popolo e dello Stato. Last but not least, chiediamo che vengano garantite le basi legali della Cassa di previdenza.

Sospendere la riorganizzazione dell’UDSC fino all’approvazione delle pertinenti basi legali

In risposta al rapporto della CdG del 23 maggio, il comitato centrale ha deciso di scrivere una lettera aperta al Consiglio federale. Hanno firmato anche Transfair e APC.

 

Lettera aperta

 

Sospendere la riorganizzazione dell’UDSC fino all’approvazione delle pertinenti basi legali

 

Onorevole Presidente della Confederazione

Onorevoli Consigliere e Consiglieri federali

 

Il rapporto della Commissione della gestione del Consiglio degli Stati sulla trasformazione dell’AFD nell’UDSC ha evidenziato quanto segue:

  • la nuova organizzazione mette il Parlamento davanti al fatto compiuto;
  • l’obbligo dell’uniforme (e l’integrazione nel sistema gerarchico del Cgcf) per il personale della carriera civile è illegale;
  • il porto dell’arma non deve essere esteso in misura significativa ad altre collaboratrici e ad altri collaboratori fino all’entrata in vigore della nuova legge.

 

Nello svolgimento del proprio mandato, il personale dell’Amministrazione federale è tenuto a rispettare standard etici elevati, sottostà a un severo codice deontologico allo scopo di tutelare la propria indipendenza e capacità d’azione e deve applicare lealmente e senza possibilità di fraintendimento le leggi emanate dal Parlamento. Secondo un principio di reciprocità, il personale dell’UDSC chiede ora che le leggi vengano rispettate anche nell’ambito della trasformazione dell’AFD per la quale è chiamato a pagare un prezzo molto alto.

 

Per le associazioni del personale è fondamentale che il Consiglio federale prenda fermamente posizione sul rapporto della CdG-S del 23 maggio 2022.

 

Dal nostro punto di vista è chiaro che le osservazioni formulate dalla CdG-S in merito all’obbligo dell’uniforme e dell’arma per il personale della carriera civile debbano essere tenute in debita considerazione. Riteniamo inoltre che tutte le misure riguardanti la trasformazione dell’UDSC, ad esempio il programma di formazione Allegra, debbano essere sospese fino al termine del dibattito parlamentare, ossia fino a che non sarà stato definito l’orientamento della nuova legislazione sulle dogane. Davanti alla grande incertezza e al profondo malcontento che attanagliano sia il personale della carriera civile sia quello del Corpo delle guardie di confine, ci permettiamo di attirare l’attenzione su due altri aspetti imprescindibili ai fini della riuscita della trasformazione:

  • Un miglior coinvolgimento del personale dell’UDSC, ossia una maggiore considerazione per le conoscenze professionali degli specialisti di dogana e delle guardie di confine in vista dell’adozione di importanti decisioni tecniche. Ciò implica la creazione di una tavola rotonda con i rappresentanti dei partner sociali sulle modalità di controllo 360°, il diritto di essere sentiti in forma verbale e scritta su tutti i progetti rilevanti e sulle modifiche che riguardano il personale.
  • Una vera trasformazione culturale che integri le due anime dell’UDSC, in particolare la creazione di un think tank che favorisca la riflessione e tenga seriamente conto delle critiche.

 

Vi ringraziamo per l’attenzione che vorrete dare alle nostre considerazioni nella risposta che

siete chiamati a fornire entro il 23 settembre.

 

Portare un’arma è una questione delicata sotto diversi aspetti

La questione del porto dell’arma è problematica dal punto di vista personale. Tocca le collaboratrici, i collaboratori, il datore di lavoro e cambia il mansionario. Quali domande dobbiamo porci se vogliano armare il personale neoassunto? Abbiamo sottoposto a Markus Mohler l’elenco degli obblighi di uno specialista di dogana e gli abbiamo chiesto se una persona con questo profilo potrebbe svolgere compiti di polizia e portare un’arma.

Signor Mohler, ritiene possibile che gli attuali specialisti di dogana possano essere riqualificati e svolgere compiti di polizia?

Secondo me non si tratta di una riqualifica, ma di una formazione supplementare molto impegnativa che richiede determinati presupposti e che durerà diversi mesi. Le collaboratrici e i collaboratori devono seguire una formazione giuridica approfondita: diritto costituzionale, diritti fondamentali, principio di proporzionalità nelle situazioni più difficili, leggi specifiche (disposizioni sull’uso delle armi da fuoco, codice penale), etica. La formazione deve inoltre soddisfare i principi fondamentali per l’impiego della forza e l’uso di armi da fuoco da parte di funzionari con competenze di polizia (risoluzione ONU 45/120, 14.12.1990). Ricordo che nel 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato questi principi vincolanti per tutto lo spazio di applicazione della CEDU. Va tenuto conto anche delle disposizioni del Codice europeo di etica per la polizia (Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa del 19.9.2001; cfr. Polizeiberuf und Polizeirecht im Rechtsstaat, 2020, Markus Mohler). Oltre a una formazione teorica accurata, servono allenamenti pratici e una formazione tattica corretta, non da ultimo per evitare di dover effettivamente usare le armi. Infine, i primi interventi vanno svolti sotto l’attenta supervisione di sottufficiali adeguatamente formati.

«Secondo me non è possibile trasformare in un tiratore scelto una persona che ha sempre lavorato nell’amministrazione»

Molti specialisti di dogana sanno che rinunciando all’arma perderanno il loro posto. Cosa ne pensa?

Per portare un’arma e usarla bisogna avere una certa idoneità, la stessa richiesta alle guardie di confine. Secondo me non è possibile trasformare in un tiratore scelto una persona che ha sempre lavorato nell’amministrazione, ossia che ha sempre svolto compiti per i quali non doveva prendere in una frazione di secondo decisioni fondamentali per l’incolumità fisica e psichica di altri. Non si può cambiare una persona che non dispone dei requisiti individuali necessari (carattere, capacità di decidere, autocontrollo, psiche). Anche chi ha superato l’esame di polizia può rivelarsi inadeguato durante la formazione.

«L’uso dell’arma è sempre difficile da elaborare psicologicamente anche per le collaboratrici e i collaboratori adeguatamente formati»

Quali rischi ci sono?

I rischi sono numerosi soprattutto a livello di dipartimento/UDSC. Se un collaboratore o una collaboratrice con una formazione insufficiente usa l’arma in modo inappropriato, la responsabilità penale è dei quadri superiori. Per quanto riguarda la singola persona, si tratta di un uso dell’arma illecito o sbagliato dal punto di vista tattico/tecnico. In determinate circostanze potrebbe verificarsi anche il caso contrario: la persona non usa l’arma per un’incapacità psichica sebbene la situazione lo richieda. Comunque sia, l’uso dell’arma comporta una pressione psicologica almeno inizialmente anche per le collaboratrici e i collaboratori adeguatamente formati. Ferire o addirittura uccidere qualcuno è un carico che può affliggere a lungo. Dipende molto da persona a persona e da come il singolo gestisce l’evento: «Cosa ho fatto giusto? Cosa ho sbagliato? Avrei potuto evitarlo?».

Il cinturone di una persona che non porta volentieri l’arma può includere lo spray al pepe, il manganello e le manette?

Sono strumenti che bisogna imparare a usare correttamente sebbene pongano esigenze meno elevate rispetto all’arma. Anche se non sono letali, se usati in modo scorretto possono risultare pericolosi e/o illegali e questo può portare a un procedimento penale.

Se Lei fosse addetto al reclutamento del personale, quali domande porrebbe alle candidate e ai candidati da armare?

Secondo me il colloquio di assunzione non basta perché non permette di affrontare i punti essenziali. Le candidate e i candidati devono seguire un iter come quello per il Corpo delle guardie di confine o della polizia. Non per nulla agli agenti delle polizie comunali è stata tolta la dicitura «Polizia»: non soddisfavano gli standard dell’esame finale della formazione di base (che adesso dura due anni).

«Il colloquio di assunzione non basta perché non permette di affrontare i punti essenziali»

Cosa raccomanderebbe ai collaboratori che non hanno prestato servizio militare per motivi etici?

Impiegare queste persone in funzioni che prevedono l’uso della coercizione e delle armi mi sembra contradditorio.

Quali corsi di ripetizione e esercitazioni servono per non perdere l’idoneità all’uso dell’arma?

Serve la pratica. Non si tratta solo della capacità e dell’abilità di tiro. Disponiamo da tempo di esercizi su supporti video che simulano situazioni difficili per permettere agli agenti di polizia di allenarsi e mantenere la necessaria reattività.

La CdG del Consiglio degli Stati entra nel ginepraio

Raramente ottenere informazioni per scrivere un articolo è stato difficile come in questo caso. La questione dell’arma è apparentemente un tema scottante del quale nessuno, interessato o no, vuole o può parlare. Qualche parere interessante è tuttavia stato espresso in ottica sia giuridica che del diritto del personale.

Alcuni collaboratori della carriera civile hanno preso posizione in forma anonima per paura di subire pressioni o di avere contrasti sul lavoro. Il presidente della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali (CCPCS) si è categoricamente rifiutato di commentare la situazione, in particolare quella dell’UDSC. Più comprensibile è la reazione dell’UDSC: il responsabile media ci ha comunicato che non ci saranno prese di posizione ufficiali sulla questione fino al 23 settembre, data alla quale il Consiglio federale risponderà alla Commissione della gestione del Consiglio degli Stati.

 

Armare il personale della carriera civile, una questione delicata

La scelta di armare il personale (attuale e futuro) della carriera civile è delicata per non dire inammissibile da quattro punti di vista: a livello giuridico (spazio di manovra in virtù dell’attuale legge sulle dogane), a livello istituzionale (potere decisionale, aspetti costituzionali, competenze del Cgcf), a livello di personale (esigibilità e requisiti) e a livello economico (arma, formazione e corsi di ripetizione).

Ne abbiamo discusso con il dr. Markus Mohler (doppia pagina seguente), già docente di diritto pubblico, diritto in materia di sicurezza e di polizia, esperto nel campo dei diritti fondamentali e del diritto costituzionale, amministrativo e in materia di sicurezza, ex procuratore pubblico e comandante della polizia cantonale di Basilea Città per oltre due decenni.

 

«L’Ufficio federale di giustizia ha sparato a zero»

Mohler ritiene in primo luogo che il rapporto della CdG-S sia troppo clemente: «La Commissione ha usato i guanti di velluto nei confronti del Consiglio federale. Le modalità adottate dall’UDSC nell’ambito della trasformazione sono senza ombra di dubbio illecite e anticostituzionali». A suo tempo, Mohler ha seguito con attenzione la procedura di consultazione sulla nuova legge sulle dogane e ha letto il rapporto della consultazione degli uffici: «L’Ufficio federale di giustizia ha sparato a zero», ricorda.

 

Un’assurdità in termini economici

Anche se l’UDSC sostiene che l’art. 228 OD permette di armare il personale che non fa parte del Cgcf, Garanto ha sempre avuto forti dubbi in merito. A ragione, come conferma il rapporto della CdG-S. A tenore dell’articolo 106 dell’attuale legge sulle dogane, le guardie di confine possono usare le armi o gli altri mezzi di difesa e coattivi di cui necessitano per l’adempimento del loro mandato. Il Consiglio federale definisce a livello di ordinanza le norme per il resto del personale dell’UDSC, rispettando tuttavia le pertinenti disposizioni preminenti e costituzionali: solo se esistono interessi prevalenti è possibile armare qualcuno (cfr. articolo sull'amministrazione militare, pag. 27).

Del resto, in linea di principio, non è nemmeno obbligatorio armare gli aspiranti, come dimostra il fatto che circa un terzo del personale di alcuni corpi di polizia non è armato, ad esempio chimici, esperti della polizia scientifica, analisti e personale amministrativo. Secondo Mohler armare un numero così elevato di persone sarebbe un’assurdità soprattutto in termini economici. Oltretutto, prosegue Mohler, si rischierebbe di rinunciare a specialisti di dogana potenzialmente molto validi e qualificati solo perché non idonei all’uso dell’arma. Occorre prevedere una possibilità di trasferimento interno per chi per motivi di salute dovrà rinunciare all’arma. L’introduzione dell’obbligo dell’arma per chi verrà assunto in futuro suscita parecchi interrogativi anche perché l’UDSC ha già assicurato che alle collaboratrici e ai collaboratori attuali che non saranno armati garantirà un posto di lavoro adeguato alle loro capacità e alla loro formazione.

 

La sicurezza dei confini è di competenza cantonale

Mohler individua conflitti di competenza tra l’UDSC e i Cantoni: «La sicurezza dei confini è di competenza dei Cantoni e quindi dei loro corpi di polizia», precisa. La Confederazione può proteggere solo sé stessa, ossia i membri del Consiglio federale o, in certi casi specifici, del Parlamento e, in parte, del corpo diplomatico. «L'idea secondo cui l’UDSC può diventare un corpo di polizia criminale e di sicurezza della Confederazione competente per tutto il territorio nazionale è contraria alla Costituzione. Del resto, il popolo ha bocciato due volte la proposta di istituire una polizia di sicurezza federale e creare una sicurezza mobile. Decisioni che vanno rispettate.»

Sembra quindi che si dovranno sciogliere ancora parecchi nodi prima di stabilire quale strada imboccare. Per il momento sembra molto verosimile che non sarà quella auspicata dall’UDSC e dalla sua direzione. Tanto per cominciare la CdG-S chiede di sospendere l’introduzione del porto dell’arma e dell’obbligo dell’uniforme. Se si dovranno sborsare decine di milioni di franchi per l’acquisto di armi da fuoco e giubbotti antiproiettile, l’UDSC metterebbe il Parlamento di nuovo davanti al fatto compiuto, costringendolo ad approvare la prossima revisione della legge sulle dogane, per quanto a denti stretti. Questo vale anche per la formazione Allegra così come proposta ora.

 

«L’uniforme non comporta pericoli per il personale non armato»

Mohler relativizza invece la questione dell’obbligo dell’uniforme che tanto preoccupa alcuni specialisti di dogana. Ricorda infatti che in seno alle diverse polizie cantonali che utilizzano la medesima uniforme per il personale armato e non armato, non c’è mai stato motivo di approfondire la questione. Per coloro che non sono armati, l'uniforme non è mai stata una fonte di pericolo. «La nostra realtà è molto diversa da quella americana», sintetizza Mohler. Pur dimostrando comprensione, ritiene che i timori del personale riguardo alle uniformi uguali siano eccessivi.

Ha invece motivo di essere preoccupato chi non vuole o non può portare l’arma. Infatti, chi non supera il test di tiro dopo i tre mesi di formazione perde il posto e non ha certezze per il futuro, sebbene l’UDSC abbia assicurato che in questi casi troverà un posto idoneo in base alle qualifiche. «Dal punto di vista del diritto del personale, queste collaboratrici e questi collaboratori hanno il 2 stampato in fronte›», dichiara Mohler. «Credo che coloro che sono da più tempo alle dipendenze dell’UDSC non possono essere obbligati a portare l’arma. Ma non sono un grande esperto in riguardo». Come già detto, l’UDSC potrebbe essere disposto a sacrificare le ottime qualifiche di alcune persone per un’arma probabilmente inutile.

Disposizioni sull'orario di lavoro e sulla pianificazione del personale

Negoziati sul piano sociale: GL Disposizioni sull'orario di lavoro e sulla pianificazione del personale

Conciliazione tra famiglia e lavoro – Proposte di Garanto

  • Formazione di un gruppo di lavoro (GL) sulla conciliabilità (collaboratori UDSC e parti sociali interessati) Obiettivo: elaborare soluzioni pratiche (soprattutto nel caso del lavoro con turni di servizio fissi) e sviluppare ulteriormente le misure adottate.
    Motivazione: la questione della conciliazione è una sfida particolare per l’UDSC, poiché molti collaboratori lavoreranno presto con turni fissi e con orari di lavoro irregolari. Questo comporta l'adozione di modalità e soluzioni particolari.
  • Organizzazione unica in tutta la Svizzera Una richiesta importante per noi è che la ripartizione dei servizi sia uguale per tutti. Non dovrebbero esserci differenze regionali.
  • Concedere dei congedi non pagati di maternità/paternità/parentali sostanziali, in base alle esigenze delle persone interessate.
  • Flessibilità e autodeterminazione dell'orario di lavoro.
  • Consentire il lavoro a tempo parziale.
  • Consentire il lavoro a tempo parziale anche in caso di offerte di lavoro (80% anziché 100%).
  • Potenziare il diritto a forme di lavoro mobili.
  • Disponibilità nel consentire il lavoro nel tragitto casa-lavoro.
  • Promuovere modelli a tempo parziale per donne e uomini, anche a livello dirigenziale.

Soppressione dell’indennità di residenza

Durante la seduta del 6 aprile 2022 il Consiglio federale ha approvato il rapporto in adempimento al postulato 19.3974 della Commissione delle finanze del Consiglio nazionale del 6 settembre 2019.

Il rapporto raccomanda tra l’altro di ottimizzare il sistema salariale attuale, in particolare di abolire l’indennità di residenza e di integrarla nello stipendio di base.

 

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La guerra in Ucraina non lascia nessuno indifferente

La guerra in Ucraina non lascia nessuno indifferente. Sabato scorso, 40’000 persone hanno risposto all'appello dei sindacati, tra gli altri, e hanno mostrato la loro solidarietà con le persone colpite in Ucraina.

 

Anche Garanto, il sindacato del personale doganale è preoccupato per gli eventi. Garanto chiede quindi alla Direzione generale dell'Ufficio federale delle dogane e della sicurezza dei confini (UDSC) di essere solidale e, come piccolo segno di solidarietà, di esentare i veicoli ucraini dal contrassegno autostradale.

 

Il legislatore ha previsto questi casi e permette ai veicoli di essere esonerati dall'obbligo del contrassegno autostradale in casi umanitari giustificati. Secondo l'articolo 4 cpv 2 della legge federale concernente la tassa per l’utilizzazione delle strade nazionali (LUSN), questa decisione è di esclusiva competenza della Direzione generale delle dogane. Garanto ringrazia già sin d’ora l’UDSC per questo piccolo gesto a favore delle persone colpite dalla guerra.

17a classe di stipendio e termini di transizione: l’UDSC accoglie in buona parte le richieste sindacali

L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini attraversa una profonda trasformazione. Oggi i partner sociali hanno trovato un primo importante accordo: le guardie di confine saranno attribuite alla 17a classe salariale a partire dal 1° gennaio 2024, mentre gli specialisti doganali beneficeranno di termini di transizione più lunghi (almeno due anni) rispetto a quanto deciso inizialmente dall’UDSC (ex AFD). Garanto accoglie favorevolmente la retromarcia dell’UDSC. Una decisione condivisibile per quanto non ottimale. Deplora invece che dal 2030 gli specialisti doganali dovranno sopportare un nuovo declassamento.

Meglio tardi che mai: questa settimana, durante la quarta tornata negoziale con i sindacati Garanto, APC e transfair, l’UDSC ha dato prova di comprensione accogliendo in buona parte le richieste dei partner sociali. A partire dal 1° gennaio 2024 tutti i membri del Corpo delle guardie di confine e i primi specialisti dogana e sicurezza dei confini saranno attribuiti alla 17a classe salariale. Inoltre, gli specialisti doganali beneficiano di un termine di transizione più lungo (2 anni) e la loro classe verrà adeguata al nuovo profilo (specialista dogana e sicurezza dei confini) il 1° gennaio 2028.

Sarah Wyss, da dicembre 2021 presidente centrale di Garanto, commenta: «Per il personale la prevista trasformazione dell’AFD nell’UDSC è una sfida enorme non solo dal punto di vista tecnico (DaziT) ma anche in termini procedurali. Sono felice dei risultati ottenuti visto che i segnali per la riuscita di questo progetto immane non erano molto positivi».

L’aiuto dello studio esterno

Heidi Rebsamen, segretaria di Garanto, afferma con soddisfazione: «Lo studio sui salari che abbiamo commissionato a un prestigioso istituto di ricerca ha favorito l’assegnazione alla 17a classe. Grazie alle pertinenti argomentazioni, l’UFPER si è convinto a inserire nella 17a classe il nuovo profilo professionale, con un avanzamento di due classi per le guardie di confine. Un successo per i sindacati».

L’UDSC aveva fissato il termine di transizione al 1° gennaio 2026, quando tutto il personale avrà terminato il perfezionamento e saranno stati ultimati gli adeguamenti tecnici. Le categorie professionali delle guardie di confine e degli specialisti doganali confluiranno quindi nel nuovo profilo dello specialista dogana e sicurezza dei confini assegnati alla 17a classe.

Garanto deplora che le prime guardie di confine otterranno già ad agosto 2023, con la formazione «Allegra», la qualifica di specialista dogana e sicurezza dei confini e soddisferanno quindi i requisiti richiesti dalla 17a classe ma dovranno aspettare oltre due anni prima di percepirla. Una situazione inaccettabile.

Termini di transizione diversi: 2028 per gli specialisti doganali

D’altro canto, la trasformazione del profilo professionale per gli specialisti doganali altamente specializzati implica la perdita di una classe, dalla 18a alla 17a. Garanto si rammarica per l’impossibilità di uscirne tutti indenni. Quanto meno è stato possibile posticipare il termine di transizione. Con la garanzia salariale, lo stipendio verrà adeguato il 1° gennaio 2030, rispettivamente 2033.

Non sono ancora state discusse le soluzioni per gli assistenti doganali e i revisori. Garanto si impegnerà al massimo affinché anche queste categorie professionali ottengano una soluzione transitoria accettabile a lungo termine.

Abrogazione dei dazi industriali

In occasione della conferenza informativa del 9 novembre il consiglio di direzione dell’AFD ha preso posizione sulla nostra lettera e le rivendicazioni ivi contenute, ribadendo l’importanza delle voci di tariffa quale elemento fiscale anche nell’ottica dei disposti di natura non doganale. Ha tuttavia sottolineato che oggi la tariffa doganale ha una valenza diversa anche perché molti dazi sono stati soppressi con ripercussioni anche per l’esecuzione dei compiti. La decisione del Parlamento necessiterebbe quindi di un’applicazione accurata e le conseguenze andrebbero esaminate nel dettaglio. Il consiglio di direzione non ha deciso nulla limitandosi semplicemente a segnalare le conseguenze.

 

Christian Levrat ha obiettato: «Avete rilasciato subito dichiarazioni senza attendere la scadenza del termine per il referendum. Per il personale interessato è stato un duro colpo. In questo modo avete confermato la soppressione di posti di lavoro senza dirlo apertamente».

 

Per Garanto è evidente che il consiglio di direzione non ha solo informato ma annunciato senza ombra di dubbio conseguenze chiare. Il tenore del bollettino rispecchia anche troppo bene l’unificazione dei profili professionali, il nuovo piano di formazione e la nuova strategia globale perseguita dal consiglio di direzione. Se fossimo rimasti a un’informazione sulle decisioni, il personale e Garanto non avrebbero avuto motivo di inquietarsi. Viene però annunciata una nuova rinuncia a controlli nel traffico delle merci commerciabili ed appare quindi evidente che il consiglio di direzione non valuta pienamente o quanto meno sottovaluta un compito fondamentale dell’AFD.

L’AFD suggerisce la sicurezza senza formazione

I problemi che abbiamo denunciato nella nostra lettera del 30 settembre sono stati discussi per la prima volta con il consiglio di direzione in occasione della conferenza informativa con i partner sociali del 9 novembre.

I membri del consiglio di direzione presenti hanno affermato di non vedere alcun problema adducendo che anche nei corpi di polizia agenti armati e ausiliari non armati lavorano fianco a fianco con la stessa uniforme. Garanto sa di poter contare sul sostegno della FSFP, che chiede a sua volta una chiara distinzione tra le due funzioni.

Il presidente centrale Levrat ha ribadito la posizione di Garanto: “Prendiamo atto delle vostre considerazioni ma con l’uniforme unica lasciate intendere a terzi (polizia) e agli specialisti doganali che tutti hanno seguito la necessaria formazione. Date così un’immagine che non corrisponde al vero”. Garanto ritiene che l’AFD è chiaramente responsabile se capita qualcosa e sarà sempre confrontata con questa situazione perché non rinunceremo alle nostre rivendicazioni.

  • L’introduzione di un obbligo in tal senso va posticipata finché non entreranno in vigore le pertinenti basi legali. Nel frattempo trova applicazione l’articolo 91 capoverso 2 della legge sulle dogane.
  • Il personale potrà indossare la stessa uniforme solo quando avrà completato la formazione in materia di sicurezza.
  • Inoltre, le regole d’impiego a 360° di cui al capitolo Regole d’impiego P a pagina 4 vanno adeguate in modo che l’attività di controllo nel traffico viaggiatori sia ammessa solo quando si potrà garantire che il personale addetto agisce in sicurezza

Abrogazione dei dazi industriali: contestate le affermazioni del direttore dell’AFD

Il 1° ottobre 2021, qualche ora dopo la votazione finale in Parlamento, il direttore dell’Amministrazione federale delle dogane Christian Bock ha comunicato con un bollettino interno le misure previste per implementare l’oggetto «19.076 – Legge sulla tariffa delle dogane. Modifica (Abolizione dei dazi doganali su prodotti industriali)», suscitando vivo stupore tra gli specialisti doganali affiliati a Garanto.

Il 1° ottobre, dopo la decisione parlamentare di abolire i dazi su prodotti industriali, il direttore Bock ha promesso in un bollettino informativo interno ulteriori agevolazioni e semplificazioni sia per l’AFD che per l’economia.

In particolare ha suscitato stupore e indignazione l’affermazione secondo cui in futuro si potrà rinunciare a una verifica approfondita della correttezza della classificazione e a controlli posticipati.

A tenore dell’articolo 1 della legge sulla tariffa delle dogane, escluso dalla modifica decisa dal Parlamento, tutte le merci importate o esportate devono essere imposte conformemente alla tariffa. Ciò vale anche per le merci in esenzione da dazio.

Una classificazione corretta è inoltre importante per l’economia svizzera d’esportazione, la statistica del commercio esterno, la corretta applicazione delle norme sull’origine, la riscossione di tributi (IVA, tabacco, alcol, CO2, oli minerali ecc.) e, non da ultimo, per l’analisi dei rischi in seno all’AFD che può risultare efficace solo se si fonda su dati affidabili. A ciò si aggiungono circa 150 disposti federali, impegni internazionali e mandati di altri uffici federali o di Cantoni la cui esecuzione è stata affidata all’AFD e che quindi dipende direttamente o indirettamente dalla correttezza della classificazione.

In considerazione di tutti questi aspetti, i nostri soci e specialisti doganali non si spiegano come la semplice abrogazione dei dazi sui prodotti industriali possa comportare agevolazioni così essenziali. Anche se ciò rientrasse negli obiettivi di DaziT, l’AFD non può decidere unilateralmente di porsi al di sopra di questi impegni.

Garanto ha inviato oggi al direttore Bock uno scritto dettagliato nel quale lo invita a prendere posizione sulle dichiarazioni contradittorie e ritrattarle qualora non fosse in grado di presentare argomentazioni in grado di suffragarle.

Primi risultati dei negoziati sul piano sociale

Abbiamo il piacere di comunicarvi i primi risultati dei negoziati avviati a maggio. Grazie a un intenso lavoro siamo riusciti ad ottenere qualche concessione concreta. Le classi di stipendio, tema fondamentale per noi, verranno decise dall’UFPER.

 

Le prime proposte non sono attese prima di fine settembre. Altre richieste necessitano invece di ulteriori approfondimenti. Bisognerà quindi attendere più a lungo prima di giungere a un risultato soddisfacente.

 

Attendiamo con interesse di poterne discutere con voi in occasione del congresso straordinario previsto il 24 settembre.

Non c’è fine al peggioramento della garanzia salariale

Con grande disappunto di Garanto, la settimana scorsa il Consiglio federale ha deciso di ridurre a 5 anni la garanzia salariale dopo il compimento dei 55 anni. Garanto si è opposto con veemenza a questo peggioramento che, per effetto della trasformazione dell’AFD, riguarderà molti collaboratori. In particolare, ha fatto valere la fortissima insicurezza che regna sul futuro di queste persone che dispongono di una formazione di monopolio. Non dispera tuttavia di negoziare una deroga nell’ambito delle discussioni sul piano sociale.

 

Ci auguriamo che questa sia la fine di una serie di deterioramenti relativi al pensionamento.

Nel 2013, è stato abolito il pensionamento anticipato per le guardie di confine.

Nel 2017, le pensioni transitorie sono state ridotte massicciamente, in modo che solo le persone con alti guadagni potessero permettersi una pensione anticipata.

Nel 2019, l'innalzamento dell'età di pensionamento a 65 anni è stata introdotta anche per le guardie di confine.

Allo stato attuale la garanzia salariale per i collaboratori e le collaboratrici a partire dai 55 anni è ridotta a 5 anni. Coloro che il 1.1.2022 (entrata in vigore della nuova disposizione) hanno già compiuto 55 anni possono beneficiare di una garanzia illimitata se la loro funzione viene inserita in una classe inferiore. Ciò si appplica ai declassamenti passati o futuri o per le attribuzioni a funzioni retribuite con salari inferiori.

Signor Bock, la smetta di mettere a repentaglio la sicurezza del personale doganale!

Garanto chiede da settimane lo stop immediato dell’esperimento che prevede interventi congiunti tra guardie di confine e personale tecnico.

Christian Levrat, presidente centrale di Garanto, ha segnalato già il 1° marzo in un comunicato stampa che il personale tecnico non dispone dell’equipaggiamento di sicurezza necessario, non è preparato ai compiti da svolgere e non saprebbe gestire eventuali problemi. Anche le guardie di confine si sentono sotto pressione visto che devono proteggere colleghi che non dispongono di un’arma né della formazione richiesta a livello di sicurezza.

 Le voci del personale dell’AFD

Per verificare queste considerazioni, la redazione ha interpellato il personale uniformato e quello della carriera civile di tutte le regioni linguistiche. Ecco alcune risposte:

«La collaborazione del personale tecnico nei controlli delle persone al confine non apporta alcun valore aggiunto. È uno spreco di risorse»

«I team misti tra Cgcf e personale tecnico per i controlli delle persone non è previsto dai contratti di lavoro e tanto meno rientra nella struttura organizzativa dell’AFD prevista dalla legge sulle dogane in vigore. Occorre valutare la legittimità di questi interventi»

«Sul comportamento da tenere durante un controllo è stato organizzato un corso di una giornata, ampiamente insufficiente»

«Quattro ore di formazione sulla sicurezza sono assolutamente ridicole. Ci sono buone ragioni per le quali le guardie di confine hanno dovuto seguire anni di formazione. I team misti mettono a repentaglio la vita dei colleghi armati e di quelli senz’arma»

«I giubbotti antiproiettile e antitaglio sono stati distribuiti solo a fine 2020 e solo a singoli agenti»

«Il materiale disponibile è insufficiente. I giubbotti di protezione non bastano e gli agenti hanno dovuto dividerseli»

«Per mesi non c’è praticamente stato nessuno scambio con i nostri superiori sulle difficoltà riscontrate durante i controlli congiunti»

«L’insicurezza e la paura contraddistinguono l’attività di controllo»

«Inizialmente si è detto che Cgcf e dogana civile avrebbero collaborato ma di fatto noi dipendenti tecnici siamo soli nel 90% del tempo»

«Il personale della carriera civile non è pronto a individuare i criminali al confine»

«Nessuno si azzarda a criticare le nuove disposizioni. Tra il personale serpeggiano paura e rassegnazione»

Responsabilizzarsi, fine agli esperimenti!

Davanti a tutte queste esperienze e feedback Garanto si appella al senso di responsabilità del comitato direttivo dell’AFD: «Direttore, fermi immediatamente questi esperimenti! Riprenda i controlli congiunti solo quando il personale della carriera civile avrà seguito una formazione SIT adeguata come le guardie di confine».

Revisione totale: Non serve un processo legislativo lungo e oneroso

Garanto ha partecipato alla consultazione che si è conclusa il 31 dicembre 2020. In particolare ha chiesto di non entrare in materia.

 L’attuale legge sulle dogane (LD) è entrata in vigore il 18 marzo 2005, ossia poco più di 13 anni fa. Completata nel 2016 con l’articolo 110 a-h sui sistemi informatici, non può certo essere definita «predigitale». Non ostacola né l’auspicato processo di uniformazione, semplificazione e digitalizzazione dei processi né l’evoluzione dell’AFD, come dimostrano del resto le decisioni adottate in merito alle nuove strutture e al profilo professionale dello specialista di dogana e sicurezza dei confini. Per Garanto non ha quindi senso avviare un processo legislativo così lungo e oneroso. Invita piuttosto a ridefinire a livello di legge l’organizzazione dell’AFD (art. 91 LD), in particolare per quanto riguarda il Corpo delle guardie di confine.

Secondo Garanto è opportuno intervenire solo in risposta a due interventi parlamentari depositati da Thomas de Courten (mozione 17.3376 e postulato 17.3377) che chiedono una normativa più semplice e generosa in materia di prassi penale per dichiaranti e di termini per la rettifica delle dichiarazioni doganali.

Non tutte le proposte di legge contenute nei disegni sono però da cestinare. Pensiamo ad esempio alla possibilità per il personale dell’UDSC di comparire davanti a un tribunale civile anziché penale.

Se, tuttavia, si deciderà di portare avanti i lavori riguardanti la LE-UDSC e la LTDo nella forma attuale, dal punto di vista sindacale si rendono necessari correttivi urgenti.

Struttura dell’UDSC

Il disegno della LE-UDSC presenta una lacuna importante: per molte decisioni fondamentali riguardanti il personale, si limita a rinviare all’ordinanza. Dal punto di vista della politica del personale, la struttura dell’UDSC è estremamente rilevante. Nel compendio si rileva che alcune disposizioni sono state stralciate per consentire il passaggio verso un’organizzazione più snella (un concetto del resto molto in voga attualmente). Il nuovo ufficio federale non è però un’azienda informatica in concorrenza con un’altra azienda privata o un’altra amministrazione. È semplicemente un’unità amministrativa federale che deve 2 assolvere compiti di pertinenza statale. Nell’interesse della stabilità e dell’affidabilità, Garanto invita quindi a indicare esplicitamente le strutture organizzative nella legge e sconsiglia di sottoporre il nuovo ufficio a un esperimento solo nell’intento di trasformarlo in un’organizzazione snella.

Arma

Decisioni a livello di legge devono essere prese anche per questioni più delicate come il porto dell’arma per i collaboratori della nuova unità Operazioni e Perseguimento penale. Considerato che gli effettivi saranno ben più numerosi di quelli del Corpo delle guardie di confine, la decisione non può spettare unicamente alla direzione dell’ufficio e al Consiglio federale, ma rientra manifestamente nelle competenze del Parlamento, come prevedeva del resto anche la vecchia legge.

Servizio pubblico

Per Garanto, la dogana e la protezione dei confini sono compiti di pertinenza statale e, di riflesso, parte integrante del servizio pubblico. La legge proposta fa passare in secondo piano questo aspetto fondamentale. Deve invece essere assolutamente chiaro che solo i collaboratori dell’UDSC - e non gli operatori privati - possono adempiere compiti doganali. Inoltre anche in futuro l’accesso ai servizi doganali dovrà essere garantito ai cittadini in forma non elettronica, ad esempio nell’ambito della procedura di ricorso. Una presenza affidabile dell’amministrazione è imprescindibile per dare sicurezza alla popolazione, alle PMI e all’economia.

Digitalizzazione

Garanto non crede che i programmi informatici permettano di digitalizzare interamente le procedure di sdoganamento. Come dimostra l’esempio della lotta al crimine in Gran Bretagna, l’automatizzazione tramite algoritmi genera nuovi problemi. Nel Norfolk, ad esempio, i numerosi fallimenti nelle indagini hanno provocato una perdita di fiducia nella popolazione.

Protezione dei dati

Il previsto potenziamento della raccolta di dati solleva interrogativi anche nell’ottica della protezione. Garanto dubita in generale che si debbano elaborare dati personali degni di particolare protezione, come le convinzioni o le attività religiose, filosofiche o politiche, l’appartenenza a una determinata etnia o le informazioni sanitarie. Molti dati riguardanti persone ricercate sono del resto già contenuti in altre banche dati.

Devono essere protetti anche i dati del personale. L’UDSC non deve avere la libertà, come invece previsto dal disegno di legge, di introdurre altre forme (oltre 3 all’uniforme e al documento di legittimazione) per dimostrare la legittimazione a compiere atti ufficiali. In particolare va evitata l’introduzione della targhetta con il nome che potrebbe esporre i collaboratori a molestie o addirittura metterli in pericolo.

Cassa di previdenza

Tra i complementi da apportare alla LE-UDSC figura l’articolo riguardante la cassa di previdenza, un’importante istituzione sociale al servizio dei dipendenti che deve essere tutelata dalla legge. L’art. 32 lett. e LPers non offre alcuna garanzia e potrebbe essere abrogato con una semplice decisione del Consiglio federale.

Garanto discute con l’AFD le condizioni quadro sociali

Le discussioni si sono concentrate sulle condizioni quadro sociali che accompagneranno il passaggio del personale attuale nelle nuove strutture e sulle future condizioni di lavoro. La posizione di Garanto è chiara: non ne deve derivare alcun peggioramento.

Per Garanto vale quanto segue:

  • La classe di stipendio deve rispecchiare le esigenze del nuovo profilo a un livello elevato.
  • Le spese e i supplementi devono restare invariati.
  • Le disposizioni sull’orario di lavoro per il Cgcf e la dogana vanno riviste.
  • I collaboratori che passano dal Cgcf alla carriera doganale e poi ritornano al Cgcf devono sottostare a una normativa di favore.
  • L’equipaggiamento deve presentare una qualità elevata. In particolare occorre prestare attenzione al peso.
  • Tutti coloro che vogliono o devono possono lavorare all’UDSC fino al termine.
  • Sicurezza salariale
  • Sicurezza della formazione
  • Sicurezza del luogo di servizio
  • Soluzioni specifiche per casi di rigore

È stato convenuto di condurre altre discussioni con il consiglio di direzione e la presidenza.

Garanzia salariale dopo i 55 anni

La norma attuale che offre una garanzia salariale fino al pensionamento ai collaboratori con più di 55 anni che devono cambiare funzione a seguito di una riorganizzazione è messa in discussione. L’UFPER e il Consiglio federale vogliono limitare questa garanzia a 5 anni. Garanto e le altre associazioni del personale hanno potuto evitare l’entrata in vigore il 1° gennaio 2021. Durante i negoziati salariali la segretaria centrale ha saputo spiegare abilmente a Ueli Maurer come questo massiccio peggioramento delle condizioni di lavoro arrivi nel momento peggiore per i dipendenti dell’AFD. La prossima tornata negoziale con l’UFPER è in programma ancora prima di Natale. Garanto si batte per lo status quo e per termini transitori possibilmente lunghi.

No a una riduzione salariale per il personale!

Nell’ultima giornata della sessione estiva il consigliere nazionale UDC Burgherr ha depositato una mozione con la quale chiede di ridurre i salari del personale federale. In segno di solidarietà con l’economia privata, dove molti hanno perso il lavoro o guadagnano temporaneamente il 20% in meno, i dipendenti federali che percepiscono un salario superiore a 100'000 franchi dovrebbero accettare una riduzione del 5% per i prossimi due anni. Secondo l’autore della mozione si tratta di un gesto simbolico che non ridurrebbe nessuno in miseria.

 

Un attacco ai salari del personale federale!

Ma il consigliere Burgherr intende i salari netti o quelli lordi? Perché a seconda del caso sarebbero in molti a risentirne. Una cosa è comunque certa, Garanto non starà a guardare: l’onorevole Burgherr dimentica infatti il grande impegno profuso dal personale dell’AFD durante il coronavirus e i rischi ai quali si è esposto.

 

Ripercussioni per i Comuni e i Cantoni

L’onorevole Burgherr ha valutato le ripercussioni che la sua proposta avrebbe per i Comuni e i Cantoni? Direi proprio di no. I dipendenti federali sono anche buoni contribuenti e versano puntualmente i loro contributi alle istituzioni politiche. Senza dimenticare il sostegno che con i loro consumi assicurano all’economia.

 

Garanto si oppone!

A inizio settembre Garanto incontrerà i parlamentari per avviare un’attività di lobby contro questa mozione priva di ogni logica. Sono ottimista e credo che insieme alle altre associazioni del personale riusciremo a evitare che venga approvata.  

Conciliabilità tra vita professionale e vita privata: si va avanti!

Esattamente un anno fa, la Comunità di negoziazione del personale della Confederazione ha lanciato la campagna sulla conciliabilità tra vita professionale e vita privata. Le otto rivendicazioni principali sono state definite sulla base di un sondaggio dal quale è emerso che il personale dà priorità al telelavoro, al riconoscimento come tempo di lavoro del lavoro eseguito durante il tragitto casa-lavoro e al diritto di lavorare di nuovo alla vecchia percentuale dopo un congedo dovuto alla necessità di accudire i figli. Anche un congedo di quattro mesi per occuparsi di famigliari ammalati raccoglie ampi consensi.

Il congedo per assistere i famigliari dovrebbe essere inserito nella nuova legge federale sul miglioramento della conciliabilità tra attività lucrativa e assistenza ai familiari che disciplina il versamento dello stipendio in caso di assenze di breve durata e introduce anche un congedo pagato per i genitori di bambini gravemente ammalati o infortunati. Il 22 maggio 2019 il Consiglio federale ha trasmesso il messaggio al Parlamento dando così in parte seguito alla nostra richiesta.

Colloqui con l’Amministrazione federale

Nel novembre 2018 le richieste sono state consegnate al capo supremo del personale federale, Ueli Maurer, in occasione di una manifestazione pubblica cui hanno partecipato diversi rappresentanti dell’economia privata. In primavera ne abbiamo discusso con la capa dell’UFPER allo scopo di rendere obbligatorie le rivendicazioni principali, ossia di inserirle nell’ordinanza sul personale federale. La capa dell’UFPER ritiene che per il telelavoro e il riconoscimento del lavoro svolto durante il tragitto casa-lavoro esistano già degli strumenti. Nel dialogo tra superiori e dipendenti è possibile trovare soluzioni condivise. Per quanto riguarda il diritto di tornare a lavorare alla percentuale precedente il congedo, sarebbe invece opportuno elaborare un modello, da recepire nella prossima revisione dell’OPers, che definisca i termini.

Un successo per le associazioni del personale

La CNPC è nel complesso soddisfatta dei risultati ottenuti. La discussione ha riportato alla ribalta l’importante tema della conciliabilità. La manifestazione pubblica dell’autunno 2018 ha mostrato che l’Amministrazione federale non deve farsi troppi rimproveri ma che c’è un margine di miglioramento. Grazie all’impegno attivo delle associazioni del personale Garanto, APC, VPOD e personale fedpol, con l’eventuale inserimento del diritto di tornare alla percentuale lavorativa prima del congedo, l’Amministrazione federale potrebbe assumere un ruolo di pioniere.

L’AFD è aperta al lavoro parziale e ai modelli di lavoro a tempo parziale come mostra l’intervista a pagina 2 con una specialista doganale che condivide il posto di lavoro (jobsharing). Che deve recuperare terreno è invece il Cgcf. Come scrive un socio, tuttavia, nelle professioni con orari molto irregolari la conciliabilità tra lavoro e famiglia costituisce una sfida particolare. Nella prossima edizione guarderemo oltre il nostro orticello e scopriremo come i corpi di polizia nelle regioni estere di confine gestiscono il problema. Presenteremo inoltre un esempio modello introdotto dalla regione I.

Qualità dell’aria: una nuova sfida per Garanto

Nel febbraio 2018, l’ufficio doganale di Bardonnex, in particolare le cabine sull’area riservata al traffico pesante e il posto gcf, è stato oggetto di un controllo della qualità dell’aria. Ora, a quasi un anno di distanza, abbiamo ricevuto i risultati: «La qualità dell’aria è eccellente. Nessuna sostanza o gruppo di sostanze rilevate supera la metà dei valori limite prescritti. Nota A+».

Ma di cosa stiamo parlando? Alcuni colleghi si sono interrogati sulle sostanze effettivamente analizzate.

Risposta: Le sostanze analizzate sono:

  • Monossido di carbonio CO
  • Diossido di carbonio CO2
  • Composti organici volatili COV
  • Aerosol PM10

Mi sono quindi rivolto al servizio Immobili per capire lo scopo del controllo. Risposta: «Volevamo sapere se i lavori eseguiti sugli impianti di ventilazione degli stabili avevano o meno contribuito a migliorare la qualità dell’aria». Ringrazio il servizio Immobili per aver disposto il controllo e so che in questo senso sono previsti altri interventi.

Peccato che il risultato sia arrivato quasi un anno dopo e le sostanze analizzate siano state comunicate solo su esplicita richiesta. Informando direttamente gli interessati, ossia il personale, si sarebbero potuti evitare molti pettegolezzi e molti dubbi: «Ci nascondono la verità».

Mi chiedo quando si condurrà un controllo della qualità dell’aria per determinare l’inquinamento provocato dal traffico stradale in vari periodi dell’anno. Non solo sulla strada ma anche negli uffici visto che è stata rilevata la presenza di diossido di carbonio (CO2) e di polveri fini (PM10).

Bisognerebbe considerare anche altre sostanze come il monossido d’azoto (NO), il diossido d’azoto (NO2), l’ossido d’azoto (NOx) e le polveri fini (PM2,5 & PM1,0).

Come osserva giustamente l’Ufficio federale dell’ambiente nella sua scheda informativa, è documentato che l’inquinamento atmosferico provoca malattie e decessi prematuri e che le persone più esposte sono quelle che vivono nei pressi degli assi stradali maggiormente trafficati. In Svizzera l’inquinamento atmosferico provoca 2200 decessi prematuri ogni anno. Anche se non viviamo tutti vicino a strade molto trafficate, dobbiamo ammettere che alcuni agenti doganali e guardie di confine trascorrono oltre un terzo del loro tempo di lavoro a diretto contatto con il traffico.

Età di penionamento 65 / 64 Cgfr

Abbiamo pubblicato la nostra posizione sulla decisione del CF. Tuttavia, in collaborazione con swisspersona, abbiamo colto l’occasione per scrivere una lettera al Consiglio federale in corpore. Non ci facciamo illusioni che alla fine tutto ciò porterà a qualche cosa. Siamo però dell’opinione che i nostri governanti debbano sapere quali e quanti sono i cocci che con le loro decisioni hanno provocato presso i loro collaboratori. Ci auguriamo comunque che con la nomina della nuova Consigliera federale, abbia inizio un’era di politica del personale un tantino più sensibile.

Pensionamento a 65 anni per le guardie di confine / Parità di trattamento con gli istruttori militari!

La decisione del Consiglio federale a favore di un periodo di transizione breve ci è rimasta sullo stomaco.

Al termine dell’intervento al congresso dell’USS, Garanto non ha mancato di esprimere al consigliere federale Alain Berset tutto il suo disappunto. Berset ha manifestato comprensione per le nostre preoccupazioni e ci ha esortati a rivolgerci direttamente al DFF. Stando alle sue affermazioni, durante la seduta del 30 novembre non si è discusso più molto e la decisione è stata presa rapidamente. Garanto sapeva del breve periodo di transizione ma si è sempre espresso a favore almeno della soluzione minima 45/18 giudicando impraticabile ogni scenario peggiore. Non sappiamo purtroppo che ruolo ha giocato il direttore generale. Che si sia battuto pure lui a favore delle giovani guardie?

Lo stesso giorno il DDPS ha pubblicato informazioni molto più dettagliate. Per questo invochiamo la parità di trattamento.

Ossia

  • 23 anni di servizio (formazione di base inclusa)
  • Un indennizzo per l’aumento della durata della vita lavorativa

Viene versata al massimo la metà di una rendita transitoria (circa CHF 70 500.-), poiché in futuro in caso di pensionamento anticipato il datore di lavoro coprirà in media soltanto il 50 per cento dei costi di tale rendita. Il calcolo tiene conto degli anni di servizio. Ai collaboratori con 22 anni di servizio viene versato l’importo massimo e per ogni anno di servizio mancante è prevista una riduzione del 4,5 per cento.

  • Il carico fisico e psichico accresciuto dovrà ancora essere indennizzato e dovranno essere concessi giorni di compensazione supplementari per migliorare la conciliabilità tra vita privata e professionale.
  • Garanto esige di essere coinvolto dall’inizio nei lavori, ossia nella revisione OPPCPers.

Presenteremo queste richieste ancora oggi al DFF.

Non accettiamo questo compromesso!

Il Consiglio federale ha deciso di innalzare da 60 a 65 anni l’età di pensionamento per il personale neoassunto e per tutti i collaboratori delle categorie particolari sotto i 50 anni. Una misura che calpesta le richieste giustificate delle guardie di confine e crea notevoli difficoltà di reclutamento.

L’aumento dell’età di pensionamento è una grave ingerenza nella vita privata e professionale dei diretti interessati. Un limite più basso per le guardie di confine è giustificato dal fatto, scientificamente documentato, che i turni irregolari e di notte nuocciono alla salute. Con questa decisione il Consiglio federale concretizza le dichiarazioni rilasciate nel giugno 2017 e innalza l’età di pensionamento per i dipendenti sotto i 50 anni e neoassunti.

Il presidente centrale di Garanto Roland Liebi ha dichiarato: «Il nostro sindacato non sosteneva la soluzione di compromesso. Avremmo potuto accettare il pensionamento a 65 anni per le persone con meno di 45 anni o meno di 18 anni di servizio, ma il Consiglio federale ha aggravato in modo considerevole il compromesso.

Garanto chiede un ripensamento totale dei piani di carriera per il personale che dovrà lavorare fino a 65 anni. In particolare, invita a rivedere gli orari di lavoro, il materiale e la gestione dell’esercizio. I dipendenti che hanno compiuto 55 anni dovranno essere esonerati almeno in parte dal servizio di notte e l’equipaggiamento dovrà essere più leggero e ergonomico. 

Pensionamento a 65 anni per le guardie di confine

Nello scritto del 15 giugno al consigliere federale Ueli Maurer, le associazioni del personale Garanto, Transfair e swisspersona hanno ribadito la loro posizione in merito all’innalzamento a 65 anni dell’età di pensionamento.

Alla lettera sono stati allegati i risultati del sondaggio dai quali emerge chiaramente che il personale delle due categorie vuole mantenere il limite attuale.   

Le tre associazioni sostengono la disposizione transitoria vecchio/vecchio poiché senza questa garanzia – giustificata tra l’altro dal fatto che la maggior parte dei collaboratori hanno già dovuto accettare un primo innalzamento dell’età di pensionamento – crediamo che la nuova revisione godrà di scarsissima accettazione. Non vogliamo pensare al crollo di motivazione che potrebbe provocare pericolose reazioni tra i più anziani ma anche tra i più giovani con il rischio di compromettere il rapporto di fiducia. Mettere inutilmente alla prova la lealtà del personale cela il rischio di indebolire la sicurezza del Paese.

Garanto ha ribadito queste rivendicazioni anche nella lettera inviata il 20 giugno al direttore Christian Bock.